Il compito dei partiti al governo e di tutti i riformisti dentro e fuori il governo è di aprire un ciclo nuovo nella vita della Repubblica di San Marino, della sua democrazia, delle sue istituzioni. Serve un soggetto politico nuovo che, per la sua forza e le sue radici, sia in grado di dare una guida politica e morale al Paese, di farlo crescere, di rinnovare la fiducia in se stesso, di costruire l’identità di una nazione moderna.
venerdì, 05 giugno 2009

Elezioni Europee 6,7/06/2009

Verso un Europa ed un'Italia conservatrice o progressista ?


postato da: alecor24 alle ore 06:58 | link | commenti
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sabato, 25 aprile 2009

Il Pd ha come modello la vecchia Dc

Il Pd ha come modello la vecchia Dc, punta ad un elettorato sempre più centrista e "moderato". Per le Europee ha candidato poche donne, e nelle posizioni di sicura eleggibilità ci sono quasi tutte donne ex democristiane della Margherita.


venerdì, 24 aprile 2009

Liste candidati Pd europee 2009

Il Partito democratico ha definito la lista dei candidati alle europee 2009 con persone che potessero rientrare nella logica di apparentamenti, componenti e scambi politico clientelari, anzichè puntare su contenuti, idee, progetti, radicamento sociale e buona Politica.
Naturalmente io ne sono rimasto fuori!!!
.... fortunatamente!
...E' una vergogna!!


postato da: alecor24 alle ore 18:15 | link | commenti
categorie: candidati pd elezioni europee 20
lunedì, 20 aprile 2009

In Europa con Alessandro Corbelli

L'Europa e l'immigrazione.

l'Italia è a un passo dalla costa africana ed è la naturale porta d'ingresso per l'immigrazione in Europa. Milioni di giovani, anche con buona formazione, sono attratti nel nostro Paese a causa di un grande squilibrio esistente nello sviluppo e causa del grande ritardo nell'attivazione di efficaci e prolungate politiche di cooperazione economica.

Dobbiamo costruire delle politiche efficaci, non solo per la sicurezza e la protezione dei nostri paesi, ma per affrontare anche gli aspetti positivi, di lavoro, di contributo sociale e culturale che da questa apertura può venire.

In questo scenario così complesso e dinamico l'Italia è chiamata ad esercitare un più forte protagonismo politico e una più incisiva responsabilità, sia per i propri interessi che per quelli di tutto il continente europeo. Le numerose iniziative per la pace e lo sviluppo economico del bacino meridionale del Mediterraneo hanno determinato progressi purtroppo solo parziali e inadeguati.

L'Assemblea parlamentare euro-mediterranea, partecipata da numerosi paesi dell'area, rappresenta il braccio parlamentare di tale processo. Costituisce un esempio, sulla cui linea è necessario rafforzare un dialogo aperto, sincero e costruttivo.

Sono certo che pur in mezzo a tante difficoltà avremo la forza di dare il nostro contributo per rendere l'Europa più forte e più efficace nella sua azione.


domenica, 29 marzo 2009

PRESENTATA LA CANDITATURA AL PD PER LE ELEZIONI DEL PARLAMENTO EUROPEO

Alessandro Corbelli  logo pd

Uniti per l'Europa !                    

NOMINATION

 

Serve una forte unità progressista e democratica per contrastare il pericolo del ritorno ad un'Europa conservatrice contraria alla modernizzazione, la ricerca, l'istruzione, l'etica sociale, i diritti dell'uomo, l'energie rinnovabili, la pace nel mondo, la tutela e valorizzazione dell'ambiente, l'integrazione sociale, i deboli...... !!!
Lavoriamo per un'Europa solidale, politicamente forte e stabile.

Our mission:
Molti amici sostengono la mia candidatura al Parlamento Europeo, unisciti anche te a loro.

martedì, 17 marzo 2009

Alessandro Corbelli intervistato dal Circolo on-line Barack Obama

 Circolo Pd Barack Obama

Circolo del Partito Democratico "Barack Obama" - fondato il 16 febbraio 2008

Elvira Santaniello 

3 domande sull'assegno per i disoccupati

Ho posto a diverse persone che ricoprono incarichi nel PD o che rappresentano il PD in amministrazioni locali o che sono parlamentari, etc, 3 domande:

molti esponenti della Destra sostengono che l'assegno ai disoccupati senza tutele, proposto dal PD sia una "trovata propagandistica", o, meglio, un mix di populismo e demagogia. Qual è la tua opinione in merito?

all'obiezione che una disposizione simile a quella proposta dal PD è già in atto in alcuni Paesi, la Destra risponde che in Italia esistono molte e diversificate misure capaci di dare sostegno a chi non ha o ha perso il lavoro. Al proposito, citano la CIG normale e straordinaria, la mobilità, indennità diversificate di disoccupazione, interventi straordinari. Anche tu credi che queste misure rendano inutile o, comunque, aggiuntivo e troppo oneroso, l'assegno di disoccupazione proposto dal PD?

è vero quanto afferma Berlusconi, ovvero che l'assegno proposto dal PD invita gli imprenditori a licenziare?

Ecco le loro risposte.

Vi invito a leggerle ma a non inizare qui il dibattito.
Possiamo aprire threads specifici per argomento.
Grazie a tutti.

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Risposte a questa discussione

Andrea Sarubbi, Depuato del PD

- Al contrario del governo, la Regione Lazio ha già messo in atto questa misura: il Pd ha dunque dimostrato, nei fatti, che non si tratta di una mossa propagandistica ma di una politica realizzabile. È vero che il problema della copertura finanziaria non è secondario, ma anche qui il Partito democratico non si è limitato – come invece sostiene il Centrodestra – ad un generico “recupero dell’evasione fiscale”: numeri alla mano, abbiamo dimostrato che con la tracciabilità dei pagamenti (che l’attuale governo ha stranamente rimosso) si recuperavano parecchie imposte e quindi basterebbe ripristinarla per avere 7 miliardi di euro a disposizione. Inoltre, abbiamo cercato di spiegare al governo che si può agire anche sul fronte della spesa, risparmiando parecchio: basterebbe una centrale unica per gli acquisti nella pubblica amministrazione (l’abbiamo già proposta in Parlamento, ma non ci hanno voluto ascoltare) e soprattutto una riduzione dei costi non basata sui tagli lineari alla Tremonti (taglio un po’ di tutto, anche quello che è indispensabile o che potrebbe muovere l’economia), ma su scelte mirate (taglio, anche in abbondanza, quello su cui posso risparmiare). Onestamente, la nostra proposta è così concreta e fattibile che mi sembra tutto il contrario della demagogia.

- È vero che in Italia c’è già una rete di ammortizzatori sociali, ma bisogna onestamente riconoscere che è frutto di un contesto ormai superato: quel sistema di relazioni industriali, con il lavoratore dipendente a tempo indeterminato, sta cedendo il passo a nuove forme contrattuali, meno stabili e meno garantite. La flessibilità in sé non deve spaventare, ma è chiaro che in un momento di crisi economica come quello attuale diventa sinonimo di precarietà. E sono proprio i lavoratori della mia generazione (ho 38 anni) a rischiare di più, nel passaggio tra un contratto a termine (o a progetto) ed un altro, che potrebbe anche non arrivare mai. Ecco perché bisogna ripensare al sistema degli ammortizzatori sociali nel suo complesso: essere riformisti, infatti, significa avere il coraggio delle riforme, anche quando queste sembrano rimettere tutto in discussione. Una proposta come la nostra non è soltanto utile, ma addirittura indispensabile.

- Secondo Berlusconi, se lo Stato dà ai miei dipendenti un assegno di disoccupazione io li licenzio e poi li riassumo in nero: in sostanza, l’assegno è un’istigazione a delinquere. Per lo stesso ragionamento, gli appartamenti senza grate alle finestre sono un’istigazione al furto e le belle donne sono un’istigazione allo stupro (ma purtroppo questa Berlusconi l’ha detta davvero). È piuttosto singolare, per non dire altro, che un presidente del Consiglio osi attraversare con tanta leggerezza il confine della legalità: d’altra parte, la sua idea di eliminare i permessi comunali per allargare di un terzo le abitazioni (una sorta di condono edilizio mascherato) dimostra quanto Berlusconi abbia in scarsa considerazione il rispetto delle regole. Ma cerco di prenderlo sul serio e provo a rispondergli: il problema del lavoro sommerso va affrontato seriamente, con controlli adeguati e sanzioni durissime; risolverlo significherebbe rimettere in ordine i nostri conti pubblici, o quanto meno abbassare la pressione fiscale sugli imprenditori onesti (che sono la maggioranza) e rilanciare l’economia. Vogliamo parlarne seriamente o risolviamo il problema bloccando l’assegno mensile per i disoccupati?

â–º Rispondi

Andrea Catena, Responsabile Organizzazione PD Abruzzo

- La proposta del PD sull'assegno di disoccupazione, che preferisco chiamare reddito minimo, non è demagogica e propagandistica.I costi della proposta vanno calcolati sul numero di precari che rischiano di perdere il lavoro e non sulla generalità dei disoccupati, che sono coperti dagli altri strumenti di sostegno al reddito (ammortizzatori sociali). Quindi sono costi sostenibili, paragonabili a quello che il Governo ha speso per l'abolizione generalizzata dell'ICI sulla prima casa. Certo, sarebbe preferibile inserire questo strumento all'interno di una riforma complessiva del Welfare. Ma sta di fatto che su questo c'è un ritardo drammatico del Governo, nonostante il protocollo d'intesa già firmato a suo tempo dal Governo Propdi con i sindacati, e ci fosse già una delega da attuare sulla riforma degli ammortizzatori. Mentre già sono centinaia di migliaia i precari che hanno perso il lavoro. E quindi non vi è dubbio che c'è un'emergenza drammatica.

- In Italia non esistono strumenti universalistici di sostegno al reddito per la disoccupazione. Gli strumenti cosiddetti di ammortizzatori sociali sono non a caso a carico della previdenza e non dell'assistenza, e sono pagati con i contributi di imprese e lavoratori, e servono quasi esclusivamente per la gestione delle crisi aziendali. L'unico strumento che tutela lo stato di disoccupazione permanente è l'indennità di disoccupazione ma copre, così come il resto degli strumenti di sostegno al reddito esistenti, solo i lavoratori a tempo indeterminato delle imprese sopra i 15 dipendenti. Di recente, le Regioni hanno a disposizione risorse per tutelare in caso di perdita del lavoro anche i lavoratori sempre a tempo indeterminato delle piccole imprese, risorse che sono state aumentate con il recente Accordo Stato-Regioni. Queste risorse però vengono prese dalle risorse derivanti da fondi dell'UE che le Regioni spendevano per la formazione e l'inclusione sociale, con il rischio che comunque si taglino le risorse per tirocinii, borse di lavoro, apprendistato, ecc. Non solo, non saranno disponibili prima di giugno. Ciò che esiste in Europa è tuttaltro. Negli altri Paesi europei sia che siano finanziati con i contributi assicurativi di imprese e lavoratori sia che lo siano dalla fiscalità generale, esiste l'indennità di disoccupazione per la generalità dei lavoratori che perdono il lavoro, senza distinzione tra la tipologia dei contratti o tra le dimensioni delle imprese, e quasi ovunque esiste un reddito minimo per la fasce escluse dal mercato del lavoro; in quasi tutti i Paesi europei a fianco della tutela del reddito esistono politiche pubbliche che accompagnano il cittadino nel reinserimento nel mercato del lavoro, attraverso la formazione e l'offerta di servizi per l'incontro domanda-offerta di lavoro. Politiche che in Italia sono affidate a Regioni e Province e sono ancora scarsamente sviluppate, soprattutto nel centro-sud.

- Che l'assegno sia un incentivo a licenziare è una colossale sciocchezza. Gli imprenditori stanno già licenziando decine e decine di migliaia di lavoratori a tempo determinato e con contratti atipici senza bisogno di incentivi, perchè è evidente che licenziare un lavoratore precario è meno oneroso che licenziare un lavoratore a tempo indeterminato. Per gli imprenditori l'esistenza dell'assegno non cambia pressochè nulla. Piuttosto può esserci l'incentivo per il lavoratore, ma non a caso la proposta del PD stabilisce un importo non superiore al 60% dell'ultima retribuzione. Non c'è dubbio però che la proposta del PD dell'assegno deve essere accompagnata da una riforma del mercato del lavoro, che renda meno esposta alla legge della giungla la condizione di chi non ha un contratto a tempo indeterminato. Da questo punto di vista la proposta di Ichino e altri di un Contratto unico va presa seriamente in considerazione.

â–º Rispondi

Alessandro Corbelli, Presidente PD sammarinese, Membro Consulta Lavoro PD, Membro Consulta Sanità PD

- L’assegno di disoccupazione è già funzionale in altri Paesi europei ed internazionali, pertanto non può essere tacciato per “trovata propagandistica” tanto più demagogica.

- L’assegno di disoccupazione se inquadrato nel contesto di attuale grave crisi economica e occupazionale non può essere considerato una misura inutile, ma di sostegno finanziario straordinario e urgente.

- Se fosse vero quello che afferma Berlusconi (vecchio nano atomico), è vero allora che non “esistono al momento misure capaci di dare sostegno a chi non ha perso il lavoro” (v. vostro punto 2), delle due una!

In materia di Contratto di Lavoro è necessario inquadrare in senso riformista quattro importanti aree d’intervento:

1. Semplificazione
2. Temporaneità
3. Stabilizzazione
4. Ammortizzatori attivi e non risarcitori

â–º Rispondi

Antonella Cerchi, Imprenditrice, Coordinatrice del Circolo PD di Rapallo

- Non mi meraviglia che la destra bolli per propagandistica e demagogica una risposta concreta a problemi concreti. Per una destra che ritiene che per affrontare la crisi basti essere ottimisti e sorridere, che nega l’evidenza del profondo disagio sociale che va sempre più a colpire ampi strati della popolazione, è logicamente conseguente bollare tutto ciò che possa aiutare le categorie più deboli. E’ un imperativo etico, ancor prima che economico, sostenere coloro che in questa crisi pagano duramente, garantendo loro dignità e una vita sostenibile.

- Questa è la mistificazione imperante, sostenuta da una stampa asservita. Da imprenditore conosco tutte le forme esistenti di sostegno e se per alcune categorie, con grandi limitazioni e soprattutto negate alle piccole e microimprese, non si può dimenticare che ad oggi una buona parte di lavoratori non ha alcuna protezione. Parlo di tutti coloro che con varie tipologie di contratti non possiedono alcun paracadute sociale. In Italia stiamo vivendo una grande crisi economica, che diventa sempre più pericolosamente una crisi sociale fatta di disparità; questo rischia assolutamente di compromettere il vivere comune portandoci, come nel passato, ad un passo dallo scontro sociale, con conseguenze non prevedibili.

- Sconcerta che dica questo colui che si definisce “il grande imprenditore” imprestato alla politica. Probabilmente gli imprenditori della sua risma possono arrivare ad escogitare questi sotterfugi! Mi vergogno, da imprenditore, per queste parole e mi sarebbe caro che la CONFINDUSTRIA avesse difeso l’immagine dei propri associati. Anche in questo caso non dobbiamo meravigliarci: Berlusconi a suo tempo aveva giustificato sia l’evasione fiscale e il lavoro in nero. Probabilmente lui frequenta solo un genere di imprenditori: evasori e truffatori!

â–º Rispondi

Falvio Zanonato sindaco di Padova divenuto famoso per il muro di via Anelli, si ricandida alle prossime amministrative per il PD (direttore del settore immigrazione ed emigrazione nella direzione nazionale del PC).

- La proposta non è affatto una misura demagogica, tende a dare una protezione ai giovani con un lavoro precario, alle parti non protette da "ammortizzatori sociali" della nostra comunità.

- Nella proposta si parla non di chi ha la CIG ma di chi non ce l'ha.

- Berlusconi dibatte un argomento assolutamente specioso e falso. Pare quasi che le imprese licenzino o tengano il personale per "buon cuore".
Chi ha assunto in forma precaria è "buono" con chi non ha alternative e licenzia chi ha un assegno.. ma mi faccia il piacere!

â–º Rispondi

On. Paolo Gentiloni - Ministro delle Comunicazioni nella scorsa legislatura, attualmente Responsabile Comunicazione del Pd

- La migliore prova che non è una "trovata propagandistica" è che proprio ieri il Governo si è affrettato a fare qualcosina (MOLTO POCO) in merito.

- L'assegno non è troppo oneroso. Costa più o meno quanto l'abolizione dell'Ici per i più abbienti. Quanto agli ammortizzatori sociali già esistenti, la Cig non copre tutti i settori produttivi e del tutto scoperti sono piccole imprese e lavori saltuari.

- E ridicolo. E' come dire che ora, visto che non hanno alcuna tutela, i precari non vengono lasciati a casa o le microimprese non licenziano. Ma dove vive Sacconi?

â–º Rispondi

Maurizio Martina - Segretario PD Regione Lombardia ed ora anche in Segreteria Nazionale.

1) altro che trovata propagandistica! Si tratta di uno strumento concreto e finanziabile. E' sconcertante vedere una maggioranza che risponde ad una proposta mettendo la testa sotto la sabbia.

2) Non lo credo affatto! Tanto è vero che in Italia i "non garantiti" sono sopra la media europea. E poi il dramma di queste settimane sta anche nel fatto che le risorse reali impegnate per questi interventi sono palesemente insufficienti.

3) Questa è una risposta di comodo utile solo per la stampa ma profondamente falsa.

â–º Rispondi

Donata Gottardi, europarlamentare nel Gruppo del Partito socialista europeo; componente effettiva della Commissione per i problemi economici e monetari, componente della Commissione occupazione e affari sociali e della Commissione diritti della donna e uguaglianza di genere; nella delegazione per le relazioni con i Paesi del Maghreb e l'Unione del Maghreb arabo (compresa la Libia).



1) Molti esponenti della Destra sostengono che l’assegno ai disoccupati senza tutele, proposto dal PD sia una ‘trovata propagandistica’, o, meglio, un mix di populismo e demagogia. Qual è la tua opinione in merito?

No, non è affatto una trovata propagandistica. Di questo stiamo ragionando da molto tempo. Senza risalire troppo nel tempo, ricorderei come una prima grande riforma si sia avuta nel 1991 con una legge (la n. 221) che ha subito incrociato una fase di grande ristrutturazione del sistema produttivo che ha aperto la strada alla necessità della decretazione d’urgenza della prima metà degli anni ’90 con deroghe temporanee e ininterrotte. Nella seconda metà di quel decennio, durante il nostro governo, abbiamo provato a riformare gli ammortizzatori sociali, senza avere il tempo per riuscirci. Nei primi anni 2000 abbiamo presentato alcune riforme: una era la Carta dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, cui si affiancava un disegno di legge sui diritti di sicurezza sociale (anche volutamente per superare il termine di ammortizzatori sociali), in cui si prevedeva una riforma all’insegna della universalizzazione dei diritti, dell’incremento dell’indennità di disoccupazione, della sua estensione ai lavoratori discontinui e precari, dell’introduzione del reddito minimo di inserimento. Durante lo scorso nostro governo, nel 2007, per seguire la strada della concertazione con le parti sociali è stato approvato il Protocollo sul Welfare che conteneva i principi della riforma, che non abbiamo avuto tempo di realizzare.
Scusate questa ricognizione storica, ma mi pare sia utile per far capire che non stiamo affatto improvvisando, né stiamo strumentalizzando la situazione di crisi. La crisi non fa che rendere ancora più impellente arrivare a intervenire. Il nostro sistema è ancora troppo a macchia di leopardo, con aree protette dalla cassa integrazione guadagni ordinaria e straordinaria (a sua volta distinta per settori produttivi), dalla indennità di mobilità, dall’indennità di disoccupazione, e aree totalmente escluse.


2) All’obiezione che una disposizione simile a quella proposta dal PD è già in atto in alcuni Paesi, la Destra risponde che in Italia esistono molte e diversificate misure capaci di dare sostegno a chi non ha o ha perso il lavoro. Al proposito, citano la CIG normale e straordinaria, la mobilità, indennità diversificate di disoccupazione, interventi straordinari. Anche tu credi che queste misure rendano inutile o, comunque, aggiuntivo e troppo oneroso, l’assegno di disoccupazione proposto dal PD?

Proprio questa frammentata e complicata situazione di protezione dimostra l’urgenza di una estensione per i settori e i lavori non protetti. Certo, quando noi proponiamo l’assegno di disoccupazione deve essere chiaro che lo proponiamo per coloro che attualmente ne sono esclusi, e che insieme chiediamo interventi che vadano in direzione di un sistema più uniforme e a maggior tasso di responsabilità individuale e collettiva, in connessione con sostanziali politiche attive del lavoro.
Personalmente ritengo che possa essere utile coinvolgere gli enti bilaterali. Non va dimenticato che nel settore artigiano, proprio gli interventi degli enti bilaterali del settore consentono da tempo di ricevere protezione. Ma è innegabile che a maggior ragione in una situazione come l’attuale, di diffusa gravità della crisi, sia difficile immaginare che ciascuno settore si autoregoli e si finanzi. La protezione di base deve diventare uniforme e il sistema sempre più universale. A questo deve sommarsi un sistema che eviti comportamenti opportunistici e che controlli la destinazione e l’utilizzazione delle risorse. Non dimentichiamo che esistono, nell’attuale sistema di sussidiarietà, competenze affidate alle regioni e alle province, che sono ora titolari, grazie a questo governo, soprattutto della gestione della cosiddetta ‘cassa integrazione in deroga’, che significa aumento di discrezionalità e di deresponsabilizzazione.


3) E’ vero quanto afferma Berlusconi, ovvero che l’assegno proposto dal PD invita gli imprenditori a licenziare?
Condivide la posizione di Berlusconi il quale ha dichiarato che l’assegno serve solo a far licenziare i lavoratori?

Ma questo si può allora già dire per il sistema attuale, anzi ancora di più, proprio per la sua complessità, frammentarietà e discrezionalità. Chi sostiene questo dimentica che l’assegno di disoccupazione già tutela alcune fasce di lavoratori. Qualcuno può pensare che il datore di lavoro si tenga il lavoratore a progetto e licenzi il lavoratore subordinato a tempo indeterminato cui spetta l’indennità di mobilità e/o di disoccupazione? Mi pare evidente che la situazione che vediamo non è questa.



4) Vi è il pericolo reale che molti lavoratori rischiano il licenziamento senza aver diritto agli ammortizzatori sociali?

Certo che si, dato che come detto sopra, il nostro sistema ha aree di copertura e aree prive di protezione.


5) Questo assegno potrebbe essere considerato il primo passo per introdurre un reddito minimo garantito a tutti i cittadini che sono posizionati nello stato di povertà?

Si, è così. Ed è quanto ci chiedono le istituzioni europee: un reddito minimo di cittadinanza e una retribuzione minima di riferimento.
Anche perché altrimenti si rischiano di creare altre forme di disparità di trattamento, tra chi un lavoro è riuscito a svolgerlo e chi non lo ha mai trovato o lo ha svolto in un periodo precedente a quello di riferimento.

lunedì, 09 marzo 2009

SOSTENIBILITA' AMBIENTALE


postato da: alecor24 alle ore 17:36 | link | commenti
categorie: ambiente, attualità, san marino, alessandro corbelli
martedì, 24 febbraio 2009

U.S.A. VERSO LA STABILIZZAZIONE DEL SETTORE IMMOBILIARE

La casa prima di tutto

L'amministrazione Obama presenta un piano da 75 milioni di dollari per la stabilizzazione del settore immobiliare.


immagine documento Un piano molto più ambizioso e costoso di quanto immaginavano gli analisti del settore. Così il New York Times sottolinea l’imponenza dell’ultima “magia” di Barack Obama: il piano da 75 milioni di dollari finalizzato alla stabilizzazione del settore immobiliare. Con tale stanziamento il governo intende dare repiro a nove milioni di americani e aiutarli a ricontrattare o rifinanziare il proprio mutuo, in modo da riuscire a rimborsarne le rate.

Gli esperti prevedono che almeno una casa ipotecata su 10 è in mora o soggetta a pignoramento, e che almeno sei milioni di famiglie potrebbero perdere le proprie abitazioni nel giro dei prossimi tre anni, a meno che il governo americano non intervenga.

Il piano di sviluppa su tre livelli. Il primo prevede di aiutare i possessori di case in corso di pagamento, che a causa degli alti tassi di interessi non possono rifinanziare. Il secondo è pensato per gli oltre quattro milioni di persone che rischiano di perdere le loro case. Il governo americano agirà sugli enti creditizi, stanziando incentivi per quelli disposti a rinegoziare i mutui. L’ultimo si propone di incrementare il credito disponibile per le ipoteche, raddoppiando gli aiuti finanziari a Fanny Mae e Freddie Mac, i due colossi specializzati nella concessione di prestiti immobiliari.

Nonostante l’imponenza del progetto, il Presidente tiene i piedi per terra: “Questo piano – afferma - non salverà tutte le case, ma darà a milioni di famiglie la possibilità di evitare il lastrico e di ricostruire. Servirà a prevenire le più catastrofiche conseguenze della crisi e le sue pesanti ripercussioni sull’economia”.

Questo piano si affiancherà a quello di stimolo, varato dall’amministrazione Obama nei giorni precedenti, in quanto, come ricordato più volte dal presidente, la stabilità del settore immobiliare costituisce un presupposto irrinunciabile. Anche l’opposizione riconosce la portata innovativa e l’immediata necessità del provvedimento, come sottolineato dal repubblicano John Boehner che lo definisce “un passo importante”. Il piano prenderà vita il prossimo 4 marzo, quando l’amministrazione renderà noti ulteriori dettagli.


U.S.A. VERSO LA STABILIZZAZIONE DEL SETTORE IMMOBILIARE

La casa prima di tutto

L'amministrazione Obama presenta un piano da 75 milioni di dollari per la stabilizzazione del settore immobiliare.


immagine documento Un piano molto più ambizioso e costoso di quanto immaginavano gli analisti del settore. Così il New York Times sottolinea l’imponenza dell’ultima “magia” di Barack Obama: il piano da 75 milioni di dollari finalizzato alla stabilizzazione del settore immobiliare. Con tale stanziamento il governo intende dare repiro a nove milioni di americani e aiutarli a ricontrattare o rifinanziare il proprio mutuo, in modo da riuscire a rimborsarne le rate.

Gli esperti prevedono che almeno una casa ipotecata su 10 è in mora o soggetta a pignoramento, e che almeno sei milioni di famiglie potrebbero perdere le proprie abitazioni nel giro dei prossimi tre anni, a meno che il governo americano non intervenga.

Il piano di sviluppa su tre livelli. Il primo prevede di aiutare i possessori di case in corso di pagamento, che a causa degli alti tassi di interessi non possono rifinanziare. Il secondo è pensato per gli oltre quattro milioni di persone che rischiano di perdere le loro case. Il governo americano agirà sugli enti creditizi, stanziando incentivi per quelli disposti a rinegoziare i mutui. L’ultimo si propone di incrementare il credito disponibile per le ipoteche, raddoppiando gli aiuti finanziari a Fanny Mae e Freddie Mac, i due colossi specializzati nella concessione di prestiti immobiliari.

Nonostante l’imponenza del progetto, il Presidente tiene i piedi per terra: “Questo piano – afferma - non salverà tutte le case, ma darà a milioni di famiglie la possibilità di evitare il lastrico e di ricostruire. Servirà a prevenire le più catastrofiche conseguenze della crisi e le sue pesanti ripercussioni sull’economia”.

Questo piano si affiancherà a quello di stimolo, varato dall’amministrazione Obama nei giorni precedenti, in quanto, come ricordato più volte dal presidente, la stabilità del settore immobiliare costituisce un presupposto irrinunciabile. Anche l’opposizione riconosce la portata innovativa e l’immediata necessità del provvedimento, come sottolineato dal repubblicano John Boehner che lo definisce “un passo importante”. Il piano prenderà vita il prossimo 4 marzo, quando l’amministrazione renderà noti ulteriori dettagli.


venerdì, 30 gennaio 2009

Contro la precarietà

Damiano:  "Governo dimentica questa galassia"

immagine documento Costituiscono una delle fasce più deboli della società italiana e, paradossalmente, una delle più dimenticate dalla politica di questo governo. Si tratta dei precari. Proprio a tutela di questa categoria, oggi il Partito Democratico ha presentato due proposte di legge (Misure di armonizzazione della disciplina in materia di lavoro flessibile e Disposizioni in materia di tutele sociali e politiche attive per i lavoratori assunti con contratti non subordinati)

Si propongono numerose innovazioni in merito al lavoro flessibile. Innanzitutto la forma dei contratti, da stipularsi rigorosamente per iscritto. Ciò impedirebbe, infatti, al datore di lavoro di perseguire unicamente i propri interesse e di imporre clausole vessatorie ai danni del lavoratore, garantendo una gestione trasparente del rapporto di lavoro.

Nel ddl si garantisce la posizione del lavoratore in caso di maternità, infortunio e malattia, precludendo al datore di lavoro la possibilità di discriminare il dipendente. In questo modo si intende tutelare la posizione del lavoratore ed ostacolare i licenziamenti, troppo frequenti, motivati soltanto da una delle tre condizioni citate.

Il Pd pretende una regolamentazione dl cosiddetto contratto di lavoro a progetto, in primo luogo impedendo l’impiego dei lavoratori a progetto in mansioni proprie dei lavori stabili, ma anche stabilendo un compenso che non sia inferiore a quello elargito per analoghe prestazioni previste dai contratti di lavoro.

In un altro passaggio della proposta si chiede di conformare la legislazione italiana alle sentenze della cassazione e alle disposizioni dell’Unione Europea, sancendo l’inapplicazione dell’IRAP a lavoratori che prestano esclusivamente la loro opera professionale senza mezzi organizzati d’impresa.

Completano il quadro l’accesso delle prestazioni anche in caso di mancato versamento dei contributi da parte del datore di lavoro, un aggiornamento e completamento della disciplina dei tirocini, stage e borse di studio, il ripristino delle misure di stabilizzazione del personale precario delle pubblica amministrazione e la riproposizione della delega legislativa in materia di riforma degli ammortizzatori sociali.

Le proposte saranno affinate nei prossimi giorni e il contributo più grande arriverà proprio dai diretti interessati. “Faremo un viaggio nel Paese – spiegano Cesare Damiano, Ivano Miglioli e Maria Grazia Gatti – e solo alla fine arriverà la stesura finale dei testi”.

I precari in Italia son oltre 4 milioni – evidenzia Miglioli – un lavoratore su otto è precario e tra il 2004 e il 2007 i contratti a termine sono aumentati del 20%. È un problema enorme e secondo le stime dell’”Università la Sapienza” 300mila lavoratori non vedranno rinnovarsi il contratto”. L’obiettivo è sempre lo stesso: “fare in modo che il lavoro precario costi di più e non di meno, al contrario di quanto accade oggi in Italia”.

E visto lo scenario di profonda crisi economica, le misure sono, a detta di tutti, urgenti. Peccato che l’unico a non pensarla in questo modo sia il Governo. “La controriforma del mercato – dice Damiano - del lavoro voluta da questo governo è tanto più grave e iniqua nell’attuale situazione di insicurezza e rende ancora più oscuro il futuro di centinaia di migliaia di lavoratori”. "Il governo continua a dimenticare questa galassia e propone misure inadeguate".

Conclude Maria Grazia Gatti che, alla fine della presentazione afferma: “Chiederemo che vengano calendarizzate in commissione perché è ora che il Parlamento affronti questioni importanti potendone discutere”.

Anche il segretario del Partito Democratico, Walter Veltroni, a Torino per la prima tappa di "Viaggio nell'Italia profonda" è tornato sull'argomento: "La prima cosa da fare è il sussidio unico di disoccupazione" perchè "non possiamo pensare che due milioni di
persone, i precari, rimasti senza lavoro rimangano anche senza ammortizzatori sociali".

Iv.Gia

Immagine presa dall'album di Rogimmi su flickr.com

postato da: alecor24 alle ore 21:56 | link | commenti
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martedì, 27 gennaio 2009

IL GIORNO DELLA MEMORIA

AUSCHWITZMartedì 27 gennaio è il "Giorno della Memoria" in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti.
Una ricorrenza istituita dal Parlamento sotto il Governo Amato con legge n. 211/2000, il cui valore storico e civico deve essere presente ad ognuno di noi - non solo il 27 gennaio, ma sempre. Per non dimenticare che il razzismo e la xenofobia - di ieri, di oggi - producono sofferenze e indicibili mostruosità, e che l'integrazione implica il diritto alla differenza. Un diritto, ancora oggi, troppe volte negato.

postato da: alecor24 alle ore 07:43 | link | commenti
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lunedì, 26 gennaio 2009

Pace

Prendi un sorriso,Ghandi
regalalo a chi non l’ha mai avuto.
Prendi un raggio di sole,
fallo volare là dove regna la notte.
Scopri una sorgente,
fa bagnare chi vive nel fango.
Prendi una lacrima,
posala sul volto di chi non ha pianto.
Prendi il coraggio,
mettilo nell’animo di chi non sa lottare.
Scopri la vita,
raccontala a chi non sa capirla.
Prendi la speranza,
e vivi nella sua luce.
Prendi la bontà,
e donala a chi non sa donare.
Scopri l’amore,
e fallo conoscere al mondo.
[M. Gandhi]

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sabato, 17 gennaio 2009

manifestazione pacifista

album GAZA Genocide 7"intervenite in massa a dimostrare contro la guerra e l'uccisione dei bambini."
L'inizio di questo evento è previsto per le ore 15.00 del giorno 24 gennaio 2009
Sala comunale Pertini - Castel Gandolfo- Roma.
Vi aspetto tutti sabato 24 alle ore 15,00 alla manifestazione pacifista.
Non mancate!
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venerdì, 09 gennaio 2009

Contro il conflitto Israelo-Palestinese e l'attacco

  http://www.facebook.com/group.php?gid=42485379509&ref=nf

Globale
Informazioni di base
Tipo:
Descrizione:
Uniti per dimostrare contro la guerra a favore della pace e del dialogo.
Il gruppo sta lavorando intensamente alla realizzazione della manifestazione nazionale sulla Pace. In questo senso abbiamo realizzato l'organizzazione di partenza che mi auguro sia destinata a crescere speditamente con l'apporto qualificato di tutti.
Uniti verso una grande Manifestazione nazionale per la Pace.

Informazioni di contatto

E-mail:
Responsabili:
Alessandro Corbelli    fondatore 
Maurizio Aversa            portavoce
Paola Torresi               coordinatrice
Renzo Colazza             coordinamento
Marcello Accordino     coordinamento

sabato, 03 gennaio 2009

FRATERNITA' ED AMICIZIA

Se l'uguaglianza degli esseri umani non è un'opzione facoltativa, le frontiere, l'etnie, le appartenenze di qualsiasi genere perdono ogni rilevanza e ogni effetto nel riconoscimento della parità di diritti, di qualsiasi diritto. Questo principio suggerisce comportamenti fraterni e d'amicizia con le persone che oggi vengono definite gli "altri" rispetto agli occidentali della geografia e della storia, rispetto ai ricchi e potenti che credono di dominare il presente. Un domani non lontano il mondo sarà dominato da discendenti di coloro che oggi vengono definiti stranieri, estranei, gli "altri". Il futuro sarà soprattutto di chi oggi lo sta costruendo, di chi scopre, apprende e produce; di chi oggi viene sfruttato; di coloro che chiamiamo "in via di sviluppo".
Per una volta almeno le convinzioni e le convenienze si dovrebbero incontrare.

postato da: alecor24 alle ore 08:27 | link | commenti
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lunedì, 22 dicembre 2008

Verso una nuova alternativa.

Attualmente gran parte della società italiana, in special modo i giovani, sta vivendo un momento di grande sfiducia nei confronti della politica e dei politici. Le persone pensano che nulla potrà cambiare in meglio e che qualunque sia la Coalizione al governo tutto resterà uguale. Come se si accettasse con triste rassegnazione di vivere il futuro senza alcuna speranza. Regna sovrana una reale disaffezione alla vita politica del Paese. Ma è proprio a tutti questi cittadini che, coerentemente con quanto testimoniano le mie esperienze ed azioni politiche, rivolgo il mio appello a non cedere alla tentazione di non partecipare direttamente alla politica. Infatti, in questo caso si spianerebbe la strada all’immobilismo, al “vecchio”, favorendo in questo modo quei politicii “padrini” che utilizzano le armi del clientelismo e del potere. Invece, tutti insieme dobbiamo uscire da questo meccanismo per mostrare quanto al contrario in questo "particolare" momento, possa realizzarsi la grande opportunità del rinnovamento politico in senso riformista. Il tempo scorre veloce e ci obbliga a guardare lontano. E’ necessario che la gente esca da questa rassegnazione al presente, ispirata e richiamata dalle sirene della destra che ha contribuito al radicarsi di una società basata sul culto dell’emulazione, del consumismo, del denaro facile e fuori legge. La missione della politica riformista sta nell’indicare vie nuove e fattibili, essere una nuova alternativa e rispondere a questa esigenza di futuro, esigenza che i giovani cominciano a sentire in maniera sempre più forte. Speranza e futuro è ciò che chiedono. Dunque la politica deve giocare d’anticipo, deve saper trasformare le nostre preziose tradizioni in una forte spinta al Paese verso nuovi modelli culturali e di sviluppo. Questa è la vera vocazione di un riformista. Ecco perché il mio impegno è rivolto alla costruzione di una società fondata su nuovi valori, forti e positivi, che spingono a guadare lontano, a guardare oltre quel presente senza speranza proposto da “pseudo- premier” del centro destra.
Democrazia, modernità e riformismo sono i valori con i quali insieme alla cittadinanza, ora si può fare!

martedì, 16 dicembre 2008

Famiglia. Giovani. Stato Sociale.

 
vista delle TorriTre temi fondamentali da porre al centro del dibattito politico.
 
Il lavoro e la sua qualità sono la condizione strategica per realizzare uno sviluppo economico equo, stabile e duraturo, e va pertanto riconosciuto e valorizzato a partire dalla realizzazione di un mercato del lavoro che assicuri a ogni lavoratrice e lavoratore una formazione permanente, che lo accompagni nel suo percorso professionale; un sistema di tutele del reddito nei periodi di non lavoro o di ristrutturazione aziendale;  incentivi e sostegni per l’incremento dell’occupabilità femminile e giovanile; un sistema pensionistico certo per tutti, anche per chi ha un’attività discontinua o parasubordinata; una politica salariale che tuteli il valore reale delle retribuzioni, e punti alla loro crescita in rapporto alla produttività anche valorizzando professionalità e lavoro manuale. Una Repubblica capace di contrastare il lavoro nero, illegale, di tutelare la salute di chi lavora. Confronto, dialogo sociale e concertazione con le parti sociali e con il movimento sindacale, sono essenziali, per una condivisione delle scelte di sviluppo e di equità e per promuovere partecipazione responsabile sulle grandi scelte di politica economica e sociale.  Vogliamo una Repubblica che investa prioritariamente sulle risorse umane – il principale capitale di una società – e su sapere, conoscenza, formazione, educazione, facendo del nostro Paese un polo qualificato per l’intero sistema culturale europeo, investendo sull’infanzia e su strutture per i zero-sei anni, dedicando più risorse alla scuola, all’università e alla ricerca, ancorando i finanziamenti a valutazioni di qualità e di competenza, innalzando l’obbligo scolastico e riqualificando la formazione professionale, facendo della formazione permanente lo strumento per un mercato del lavoro moderno in cui la flessibilità sia liberata dai rischi di precarietà, promuovendo stabilità e formazione per chi ha il delicato compito di educare e di istruire. Vogliamo la Repubblica di San Marino con uno stato sociale nuovo, non solo risarcitorio, ma creatore di chances, opportunità e sviluppo. Uno Stato che non lasci sole le persone e le famiglie, riorganizzando la spesa pubblica secondo nuove priorità: asili nido e strutture per l’infanzia, promozione di genitorialità, sostegni per la non autosufficienza, servizi a chi è portatore di disabilità, un sistema di ammortizzatori sociali e di formazione permanente per accompagnare il lavoratore e tutelarlo dalla precarietà, un sistema sanitario che assicuri universalità di prestazioni. Vogliamo uno Stato che sappia crescere i suoi bambini e i suoi adolescenti riconoscendo i loro diritti e rimuovendo ogni ostacolo sociale e culturale ad una crescita sana e allo sviluppo della personalità. Una società che preservi e tuteli i territori e gli spazi per l’infanzia e l’adolescenza con asili nido e scuole zero-sei anni, programmi televisivi pensati per bambini e adolescenti, città e territori progettati per i più piccoli, servizi di sostegno per l’adolescenza, tutela da ogni forma di abuso e violenza, innalzamento dell’obbligo scolastico. Vogliamo uno Stato nel quale chi ha i capelli bianchi viva la sua età matura come una “età libera” senza l’angoscia della solitudine, dell’indigenza, dell’emarginazione. E, dunque, una società solidale che assicuri pensioni dignitose; gradui l’età pensionabile in funzione del lavoro svolto; incentivi la permanenza al lavoro; promuova servizio civile e attività di pubblica utilità a cui ogni cittadino possa mettere a disposizione il ricco patrimonio di sapere, competenza, affettività, esperienza di vita.
Ecco perché noi del PD sammarinese poniamo al centro del dibattito politico tre temi fondamentali:
Famiglia: il suo primato nella società; Giovani: cultura dell’ascolto e maggiori opportunità; Stato Sociale: nuove alleanze tra società ed economia.

postato da: alecor24 alle ore 09:08 | link | commenti
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sabato, 06 dicembre 2008

Ricerca e innovazione in Sanità.

Cure più efficaci ed appropriate. Servizi più efficienti ed integrati.
 
Una società moderna ed avanzata deve investire sulla ricerca e la formazione, realizzando un continuo processo di modernizzazione ed innovazione in grado di assicurare ai cittadini un modello sociale qualificato e moderno. La politica deve mettere in campo tutte le competenze innovatrici di cui si può avvalere per favorire la crescita sociale e culturale, per favorire il necessario sviluppo economico, per valorizzare il territorio, tutelare l’ambiente e migliorare la qualità della vita.
Nel sistema salute, l’innovazione tecnologica (diagnostica medica, biotecnologie, informatica sanitaria, ecc.) sta caratterizzando e trasformando profondamente i processi di cura e i servizi sanitari. Oggi la sfida della salute come parte integrante del welfare può essere ben affrontata, oltre che con buone politiche sociali, facendo anche ricorso alla ricerca e all’innovazione. Una grande sfida che sta di fronte a ricercatori e medici, quella del trasferimento in tempi rapidi dei risultati delle ricerche alla pratica clinica e all’assistenza sanitaria. La ricerca scientifica in campo biomedico e l’innovazione tecnologica in sanità stanno alla base dei progressi della medicina e della pratica clinica (protocolli diagnostico-terapeutici, metodi di gestione dei servizi sanitari, ecc.). Nuovi processi di prevenzione, cura e riabilitazione derivati dalla ricerca e nuovi metodi di organizzazione, gestione ed erogazione dei servizi sociosanitari anche a distanza (telemedicina) possono permettere di fronteggiare a costi sostenibili l’aumento di domanda di prestazioni e venire incontro alle esigenze di salute della popolazione,caratterizzata dal suo invecchiamento e dalla cronicità di alcune malattie. L’Informatica è un comparto strategico per lo sviluppo della stessa Sanità in quanto trasversale e funzionale all’innovazione nelle attività amministrative ed organizzative. C’è una necessità di cure appropriate ed efficaci e l’esigenza di servizi efficienti facilmente accessibili per far fronte ai molteplici problemi che assillano la sanità moderna. C’è anche l’importanza di affrontare in modo corretto e senza strumentalizzazioni tutti gli aspetti etici che la ricerca scientifica in campo biomedico e le applicazioni dei suoi risultati determinano nelle coscienza umana per i nuovi e sconosciuti impatti sull’uomo e la sua natura. E’ compito della politica quindi riuscire a raccogliere il significato dei profondi cambiamenti determinati dall’innovazione tecnologica, dai progressi nella ricerca scientifica e tradurli in linee di governo del sistema salute del nostro Paese.

sabato, 29 novembre 2008

i cattolici e la politica

San Marino Basilica del SantoI CATTOLICI SONO CONSERVATORI O PROGRESSISTI?
Le responsabilità della ex DC nello stravolgimento della cultura democratica egemonicamente assimilata.

In Italia abbiamo potuto constatare come l’unità politica dei cattolici, espressa in gran parte attraverso il consenso o l’appartenenza politica alla Democrazia Cristiana, sia andata frantumandosi nello stesso momento in cui andava crollando il “vecchio” sistema politico di potere. Abbiamo verificato come la DC, protagonista del vecchio sistema politico, abbia stravolto completamente le regole ed i contenuti fondamentali della cultura democratica (egemonicamente assimilata), provocando un netto contrasto con la coscienza religiosa dei cattolici, dettata della stessa fede. Questo contrasto ha determinato in termini politici, la rottura dell’unità dei cattolici. La profonda riflessione, aperta dai cattolici, sui problemi che emergono dal mondo moderno, ha conseguentemente lasciato scaturire una reale divisione sul tipo di risposta da dare. Divisione questa, che in termini politici con il delinearsi dei poli conservatore e progressista, pone a tutti noi una domanda:
“ I cattolici sono conservatori o progressisti?”
A mio parere, la risposta è una sola: "i cattolici sono cattolici e basta, fuori da ogni appellativo politico!"
Questo, allo stesso tempo, li rende liberi di esprimere il proprio consenso politico o la stessa azione politica in modo a volte diversi l’uno dall’altro, secondo i valori morali e religiosi presenti all’interno della propria coscienza. In questo senso va ricordato il lungimirante “richiamo all’unità dei cattolici nel campo della politica”, fatto dal Santo Padre Papa Giovanni XXIII e riportato dal TG1 ore 13,30 del lontano 14/01/1994. Questo è ben diverso dall'affermare che l’allora Papa Giovanni XXIII abbia voluto sollecitare i cattolici a creare un unico partito nazionale o abbia voluto consigliare di appartenere politicamente al solo centro moderato e conservatore, bensì è servito a stimolare il popolo dei cattolici a adoperarsi unitariamente per l’affermazione in politica e per la politica di quei valori cristiani fondamentali quali l’eguaglianza, la solidarietà, l’amore, il rispetto per il prossimo, la pace, il diritto di libertà, ecc. Valori, questi, che anche nelle precedenti epoche storiche venivano considerati progressisti ed apportatori di un profondo rinnovamento sociale.
Oggi, è più che mai necessario che i cattolici s’impegnino a favorire, attraverso la fattiva partecipazione alla vita politica della nostra Repubblica, quel processo di Riforme politiche e sociali necessarie per decretare la fine del vecchio sistema di potere. A tal fine sollecitiamo la discussione politica ed il sano confronto con tutti i cattolici che ancora non si ritrovano a condividere insieme a noi il progetto riformista, ponendo fine alla tradizionale convivenza politica con la parte moderata e conservatrice del centro politico.
Alessandro Corbelli

martedì, 25 novembre 2008

notizie dal PD italiano

25 novembre 2008

Un voto, un posto di lavoro

Chiodi (PDL) per conquistare l'Abruzzo le prova tutte: offre lavoro in cambio di voti

Achille Lauro a Napoli regalava una scarpa e prometteva l'altra solo dopo aver saputo l'esito delle elezioni. Gianni Chiodi, che per il centrodestra corre da presidente in Abruzzo ha fatto di più, ha realizzato un video "Tutti i giovani del Presidente" promettendo un posto di lavoro a chi avrebbe votato per lui, dando appuntamento a gennaio per un colloquio di selezione.

Il video, caricato su YouTube, è stato cancellato dopo l'arrivo delle prime segnalazioni e critiche. Nei giorni cui Berlusconi, in visita elettorale in Abruzzo, monopolizzava l'attenzione sul candidato Chiodi e sferrava un nuovo ingiustificato attacco alla stampa e alla libertà di informazione, Abruzzo 24, emittente regionale, sfidava la censura e “coraggiosamente” pubblicava sul proprio sito lo spot offri-lavoro. O meglio spot elettorale visto che il video dopo la richiesta dell'invio del curriculum si chiude con l'invito al voto per Chiodi con lo sfondo dei loghi dei partiti che lo sostengono.

“Il candidato presidente del Pdl alla regione Abruzzo Gianni Chiodi, è un cattivo maestro che dovrebbe ritirarsi dalla politica. Illudere in questo modo i giovani in una regione a forte disoccupazione, proponendo un voto di scambio è un fatto ignobile che si commenta da solo. Mi auguro che intervenga la magistratura. “ Lo dichiara Cesare Damiano viceministro del Lavoro del
Governo Ombra.

Per Paolo Fontanelli, responsabile Enti Locali del PD “nessuno avrebbe immaginato che sopra un problema serio e preoccupante come l’aspettativa occupazionale di tanti giovani si potesse costruire una operazione cosi strumentale e ingannevole come quella messa in piedi dal candidato presidente del PDL alla Regione Abruzzo. Ciò è avvenuto ed è molto grave. Forse gli esponenti del PDL che in queste ore si sono adoperati per chiedere all’opposizione di non “cavalcare” la tragedia della scuola di Rivoli, per essere credibili, dovrebbero immediatamente prendere le distanze da una iniziativa così “speculativa” sui bisogni e le attese di tanti giovani abruzzesi. In Toscana i debiti negli acquisti si chiamano chiodi: “Compro e lascio un chiodo, poi si vedrà”. Come dire prometto, incasso e poi… Con questa battuta non intendiamo augurare all’Abruzzo un futuro pieno di “chiodi”.


Testo del documento congiunto presentato da un gruppo di senatori del PD

“Abbiamo assistito in questi giorni ad un incredibile degrado della campagna elettorale in Abruzzo da parte del candidato del centrodestra Gianni Chiodi. Un comunicato stampa e soprattutto uno spot hanno lanciato una iniziativa chiamata “tutti i giovani del presidente”. Lo spot parla di censimento della formazione e della imprenditorialità. I giovani dovrebbero recarsi alle “bancarelle di Gianni” e lasciare nome e cognome, titolo di studio, attività svolta, aspirazioni lavorative, curriculum, indirizzo e mail. Lo spot dice “ iscriviti al tuo futuro con questo atto non esprimi una preferenza politica ma stai prenotando un incontro di selezione, di formazione e di avviamento al lavoro imprenditoriale. Entro il 31 Gennaio 2009 verrai convocato per la selezione e per il programma di formazione”. Non riusciamo a credere quanto in basso si è potuto cadere con questo atto. Quale idea delle istituzioni si può avere se si promettono selezioni per lavoro e formazione ai banchetti della campagna elettorale? Verificheremo, certamente, nelle prossime ore se in questa iniziativa si riscontrano violazioni di norme e leggi, in particolare per quanto riguarda le norme sul voto di scambio. Presenteremo, inoltre, immediatamente una interrogazione parlamentare”.
On. Vittoria D’Incecco, On. Tommaso Ginoble, Sen Giovanni Legnini, On. Giovanni Lolli, Sen Luigi Lusi, Sen Franco Marini, On. Lanfranco Tenaglia, On. Livia Turco

A.Dra

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