



Candidato indipendente PSD – Coalizione Riforme e Libertà. 

Con alto senso di responsabilità e dedizione alla causa riformista, alle prossime elezioni del 9 novembre 2008, Alessandro Corbelli è candidato indipendente n°20 nella lista del Partito dei Socialisti e Democratici – coalizione Riforme e Libertà.
DEMOCRAZIA, MODERNITA' E RIFORMISMO.
fide che San Marino dovrà affrontare nei prossimi anni !
In questo particolare grave momento di sfiducia della società nei confronti della politica, in cui le persone pensano che nulla potrà cambiare in meglio e che qualunque siano i partiti al governo tutto resterà uguale, come se si accettasse con triste rassegnazione di vivere il futuro senza alcuna speranza, invece la politica deve uscire da questo meccanismo per mostrare quanto al contrario ogni momento della giornata di un individuo possa essere un tempo emozionante fatto di grandi opportunità e di grandi rischi, anche perchè il tempo che scorre veloce ci obbliga a guardare lontano. Compito della politica è quello di mostrare altre vie, altre soluzioni, mostrare un futuro nuovo, far uscire la gente da questa rassegnazione al presente e rinuncia al futuro, instillati invece dalla destra, che ha contribuito al radicarsi di una società basata sul culto della competizione, confronto e consumismo. La missione della politica sta nell’indicare nuove vie, essere una nuova alternativa e rispondere a questa esigenza di futuro, esigenza che i giovani invece cominciano a sentire in maniera sempre più forte. Speranza e futuro è ciò che chiedono. Per questo la politica deve avere più coraggio e affrontare la grandi questioni del tempo, deve infondere speranza, deve combattere anche quelle paure generate dalla complessità delle società globali perché mai come ora la politica, sempre più spesso di fronte a questioni complesse e a domande inedite, può e deve essere lo strumento per fare sintesi e riuscire a dare risposte. La politica deve soprattutto “guidare e non trascinare”.
La politica deve saper leggere i tempi e interpretarli, deve comprendere i cambiamenti in atto, mutamenti sempre più accelerati a causa della globalizzione e delle nuove tecnologie che spingono sempre di più verso una società dove il tempo è la cosa più preziosa propria perché manca. Dunque la politica deve giocare d’anticipo, deve spingere il Paese verso nuovi modelli culturali e di sviluppo. Questa è la vera vocazione di un nuovo partito riformista. Il PD nella sua missione vuole contribuire alla costruzione di nuove idee e dare risposte nuove. Vuole evitare di cadere nel tranello dell’accettazione dei modelli esistenti cui proporre solo qualche correzione, e indicare invece modelli alternativi e strade diverse da percorrere. Il PD vuole impegnarsi a costruire una società fondata su nuovi valori, forti e positivi, che spingono a guadare lontano, a guardare oltre quel presente senza speranza da altri proposto. Il Partito democratico vuole essere il motore per una società diversa e migliore. Solo così infatti la via riformista può lavorare mantenendo intatte le peculiarità che rendono San Marino una Repubblica "fiore all’occhiello del mondo”.
Tre temi fondamentali da porre al centro del dibattito politico.
“Perché noi oggi ci interroghiamo tanto sul futuro della democrazia? Venti anni fa non era così.” Il prof. Schiamone ricorda che sembrava di essere entrati nel periodo in cui la democrazia rappresentativa di stile liberale, fondata su partiti di massa, sullo stile americano o europeo, si sarebbe in breve imposto come modello globale di organizzazione sociale. Questa euforia nasce subito dopo la caduta dello stato sovietico. Ma questi venti anni hanno fatto, invece, giustizia drammatica di questa opinione, perché i problemi che la democrazia ha dovuto affrontare sono stati tali e tanti da farci interrogare sul suo destino e sulla sua forma futura.
“La risposta alla domanda è in qualche modo paradossale. E’ accaduto che le stesse forze e i processi che hanno consentito di spazzare l’URSS hanno determinato questioni che hanno messo in dubbio sia la democrazia a cui si mirava sia quelle che conoscevamo. Noi, oggi, siamo ancora nel cuore di questo problema, ma ci appare più chiaro che il collasso immediato della Russia sovietica è dipeso dalla grande rivoluzione tecnologica avvenuta a partire dalla metà degli anni ’80, più incisiva e radicale addirittura di quella industriale dell’800”, perché ha modificato la struttura e le relazioni sociali.
La rivoluzione tecno-economica si connette alla forza autopropulsiva dei mercati moderni e si origina nella globalizzazione, soprattutto dei mezzi immateriali (servizi e comunicazione). “Ora siamo solo agli inizi della globalizzazione, ai primi balbettii. Non sappiamo ancora come si svilupperà e cosa determinerà a livello di strutture sociali. Forse ci sarà addirittura uno stravolgimento della intera società.”
Si avverte l’enorme mancanza di prospettive e di regole. Quelle che fino ad ora hanno retto la società vengono percepite come stantie. Ciò è normale in un processo di cambiamento di tale portata. E’ avvenuto anche durante la rivoluzione industriale. In quel periodo gli agenti sociali hanno avuto la libertà assoluta: poco stato, poco diritto, poca etica. Il tutto è stato funzionale alla nascita della nuova struttura sociale e ciò che avvertiamo adesso è necessario per arrivare al nuovo ordine sociale. Ecco perché è nata l’antipolitica, che mette appunto in discussione l’idea odierna di democrazia, in ogni parte del mondo, certamente con la specifica declinazione locale.
La trasformazione in corso sta creando più problemi di quanti non ne possa risolvere, proprio per il suo straordinario successo. Ci sono scelte che abbiamo davanti per le quali le ragioni del mercato, l’assenza di regole e di politica non sono sufficienti. I problemi che sottostanno alle scelte non si riescono a risolvere, neanche con il semplice individualismo. Alla razionalità del mercato va affiancata quantomeno una razionalità “civile”, che abbia al centro la definizione di scelte condivise e il rafforzamento dei legami sociali.
Perciò oggi “è importante il ritorno della politica. Ci troveremo di fronte una grande stagione di ritorno della e alla politica”, un revival del pensiero democratico. Bisogna, anzi, “tornare a riflettere sull’intreccio tra democrazia e politica perché dove c’è politica forte alla lunga arriva democrazia.”
E’ fondamentale la funzione pedagogica dei partiti ed è quindi lodevole l’iniziativa del PD. Serviranno dei politici democratici (e non tanto cattolici come ha sollecitato il Papa perché le divisioni tra cattolici e laici non hanno più senso di fronte a queste sfide).
Ma che cos’è la democrazia? E’ trasparenza e decisione. E la difficoltà della democrazia è oggi concentrata nella poca trasparenza degli intrecci tra tecnica, mercato e potere, sia su scala nazionale che internazionale. C’è bisogno inoltre di un progetto di lungo periodo, perché la tecnica ci trascina costantemente nel futuro. Dobbiamo rimpadronirci del futuro attraverso i progetti. La fine delle ideologie non vuol dire che non si possa pensare “strategicamente” al futuro.
Inoltre, ci sarà “domanda di politica” perché l’idea di uguaglianza è connessa alla idea di democrazia. Bisogna, anzi, ritornare a fare dialettica sull’idea di uguaglianza, come processo per gestire l’uguaglianza di accesso alle opportunità. C’è bisogno di reimmettere idealità nella politica e nella società, nonché di depurare il concetto di socialismo dalle scorie della dittatura sovietica. Oggi viviamo in una forma di produzione capitalistica in cui la produzione di profitti non è legata drammaticamente allo sfruttamento della forza lavoro, proprio per la grande quantità di tecnica utilizzata per produrre beni e servizi. Abbiamo quindi grandi possibilità di riequilibrare le prospettive di qualità della vita delle persone.
Una forza politica con proposte di sinistra sarà ancora più utile per la salvaguardia della caratteristica sociale della democrazia, appunto la uguaglianza. E l’uguaglianza sarà determinata anche dalla capacità di dare accesso alle risorse tecnologiche a tutti, come auspicato da Rifkin per le tecnologie di sfruttamento del solare, non solo per mezzo del mercato, ma anche per scelta politica. Spetta alla politica decidere quanto deve essere estesa l’autonoma attività del mercato.
Giuseppe Ventre
LEGGI IL TESTO INTEGRALE DELL'INTERVENTO DI DARIO FRANCESCHINI
Un luogo per riflettere e pensare. Un luogo per il confronto e la crescita. Nasce la prima scuola del Partito democratico e con essa parte il cammino del PD. Lo ribadisce Dario Franceschini, vice segretario del PD, sul palco dell’anfiteatro della Rocca meridionale di Castiglion del Lago, per dare il via a quattro giornate di full immersion della scuola politica del partito.
E anche se il PD festeggia quest’anno il suo primo anno di vita, è proprio da questa scuola che inizia il suo cammino, un nuovo cammino per un partito davvero nuovo. Insieme ad Edgar Morin, tiene a battesimo la scuola nel primo giorno di un’attività didattica che nel corso del tempo diventerà una consuetudine per il PD, e più in generale per chi vuole fare politica e con essa crescere e sperimentarsi. Una scuola che si prefigge un compito importante: “far recuperare alla politica la capacità di guardare lontano”. Uno scopo quanto mai rilevante, vista la velocità del tempo in cui viviamo, dove tutto si consuma in un attimo e dove anche la politica - osserva Franceschini – “si riduce ad un insieme di ricette per vivere la quotidianità”. Invece la politica deve uscire da questo meccanismo per mostrare quanto al contrario ogni momento della giornata di un individuo possa essere un tempo emozionante fatto di grandi opportunità e di grandi rischi, anche perchè “il tempo che scorre veloce ci obbliga a guardare lontano”.
Compito della politica è quello di mostrare altre vie, altre soluzioni, mostrare un futuro nuovo, far uscire la gente da questa rassegnazione al presente e rinuncia al futuro, instillati invece dalla destra, che ha contribuito al radicarsi di una società basata sul culto della competizione. La missione della politica, spiega ancora Franceschini, quella cui è stato chiamato il PD, sta nell’indicare nuove vie, essere una nuova alternativa e rispondere a questa esigenza di futuro, esigenza che i giovani invece cominciano a sentire in maniera sempre più forte. Speranza e futuro è ciò che chiedono. Per questo la politica deve avere più coraggio e affrontare la grandi questioni del tempo, deve infondere speranza, deve combattere anche quelle paure generate dalla complessità delle società globali perché mai come ora – sottolinea Franceschini – la politica, sempre più spesso di fronte a questioni complesse e a domande inedite, “può e deve essere lo strumento per fare sintesi e riuscire a dare risposte”. La politica deve soprattutto “guidare e non trascinare”. La politica deve saper leggere i tempi e interpretarli, deve comprendere i cambiamenti in atto, mutamenti sempre più accelerati a causa della globalizzione e delle nuove tecnologie che spingono sempre di più verso una società dove il tempo è la cosa più preziosa propria perché manca. Dunque la politica deve giocare d’anticipo, deve spingere il Paese verso nuovi modelli culturali e di sviluppo. “Questa è la vera vocazione – sottolinea Franceschini – di un nuovo partito riformista”, Il PD nella sua missione vuole contribuire alla costruzione di nuove idee e dare risposte nuove, Vuole evitare di cadere nel tranello dell’accettazione dei modelli esistenti cui proporre solo qualche correzione, e indicare invece modelli alternativi e strade diverse da percorrere. Il PD vuole impegnarsi a costruire una società fondata su nuovi valori, forti e positivi, che spingono a guadare lontano, a guardare oltre quel presente senza speranza da altri proposto. Per questo occorre la scuola, e per questo serve la mobilitazione. Solo così il Partito democratico sarà il motore per una società diversa e migliore.
Alessandra Dell'Olmo
IL PD SAMMARINESE FIRMA LA PETIZIONE PER LA SOPRAVVIVENZA DEI PICCOLI STATI INSULARI.
Immaginatevi il mare che ricopre il vostro paese, facendolo sparire letteralmente sotto i piedi, distruggendo con il sale il cibo che avete coltivato e l’acqua da bere, e la vostra ultima chance è di cercare rifugio in altre terre, ma sapendo che i rifugiati del clima ufficialmente non esistono. Non si tratta di un incubo, è la terribile realtà di milioni di persone che vivono su isole intorno al mondo, dalle Maldive alla Papua Nuova Guinea.
Questo è il motivo per cui queste piccole isole stanno facendo richiesta di una risoluzione senza precedenti alle Nazioni Unite prima delle negoziazioni sul clima della prossima settimana, per chiedere che il Consiglio di Sicurezza si occupi direttamente del cambiamento climatico in quanto rappresenta una minaccia impellente alla pace internazionale ed alla sicurezza.
E' una mossa creativa che nasce dalla disperazione, una sfida affinché le potenze mondiali lascino indietro la propria indolenza e si decidano ad affrontare questa crisi letale con l’urgenza destinata alle guerre. Ma la campagna degli stati insulari sta incontrando la fiera opposizione dei principali inquinatori del mondo, e quindi hanno bisogno di aiuto. Firma la petizione subito, per far salire un coro di supporto per questa richiesta -- sarà presentata dagli ambasciatori delle isole per rinforzare la loro risoluzione settimana prossima all’Onu:
http://www.avaaz.org/it/islands_climate_warning?cl=125214022&v=2126
Il ghiaccio dell’Artico si sta sciogliendo così rapidamente che, per la prima volta nella storia dell’umanità, si può circumnavigare l’Artico. Gli uragani ed altre manifestazioni climatiche estreme stanno aumentando in frequenza e dimensioni. Come ci scrive un membro di Avaaz da St. Kitts, "Mentre negli Usa possono evacuare un’area dove sta per passare un potente uragano, noi sulle isole quella opzione non la abbiamo." Ora i piccoli stati insulari -- dove spesso il punto più alto è solo qualche metro al di sopra del livello del mare -- stanno preparando piani di evacuazione che garantiscano l’incolumità delle proprie popolazioni.
Il Presidente Remengesau di Palau, una piccola isola del Pacifico, ha detto di recente: "Palau ha perso almeno un terzo della propria barriera corallina per i cambiamenti climatici. Abbiamo anche perso gran parte della nostra produzione agricola a causa della siccità e delle maree estremamente alte. Non si tratta di perdite teoriche o scientifiche--sono le perdite delle nostre risorse e delle nostre intere vite.... Per gli stati-isola il tempo non sta scadendo. E’ finito. E la strada in cui ci troviamo noi potrebbe essere uno scampolo del futuro vostro e dell’intero pianeta".
Oltre alle isole, stati come il Bangladesh, dove 150 milioni di persone vivono già in condizioni difficili, rischiano di perdere vaste porzioni della loro terra. L’esperienza delle nostre comunità più vulnerabili serve come segnale di allarme per il futuro che ci potrebbe aspettare: manifestazioni climatiche sempre più estreme, conflitti per l’acqua o per il cibo, aree costiere che vengono sommerse e centinaia di milioni di sfollati.
La coraggiosa campagna per la sopravvivenza degli stati insulari è anche la nostra campagna -- e più firme riusciremo a raccogliere e consegnare all’Onu settimana prossima, più urgente risulterà l’allarme che serve a proteggere il nostro futuro comune:
http://www.avaaz.org/it/islands_climate_warning?cl=125214022&v=2126