Il compito dei partiti al governo e di tutti i riformisti dentro e fuori il governo è di aprire un ciclo nuovo nella vita della Repubblica di San Marino, della sua democrazia, delle sue istituzioni. Serve un soggetto politico nuovo che, per la sua forza e le sue radici, sia in grado di dare una guida politica e morale al Paese, di farlo crescere, di rinnovare la fiducia in se stesso, di costruire l’identità di una nazione moderna.
martedì, 17 marzo 2009

Alessandro Corbelli intervistato dal Circolo on-line Barack Obama

 Circolo Pd Barack Obama

Circolo del Partito Democratico "Barack Obama" - fondato il 16 febbraio 2008

Elvira Santaniello 

3 domande sull'assegno per i disoccupati

Ho posto a diverse persone che ricoprono incarichi nel PD o che rappresentano il PD in amministrazioni locali o che sono parlamentari, etc, 3 domande:

molti esponenti della Destra sostengono che l'assegno ai disoccupati senza tutele, proposto dal PD sia una "trovata propagandistica", o, meglio, un mix di populismo e demagogia. Qual è la tua opinione in merito?

all'obiezione che una disposizione simile a quella proposta dal PD è già in atto in alcuni Paesi, la Destra risponde che in Italia esistono molte e diversificate misure capaci di dare sostegno a chi non ha o ha perso il lavoro. Al proposito, citano la CIG normale e straordinaria, la mobilità, indennità diversificate di disoccupazione, interventi straordinari. Anche tu credi che queste misure rendano inutile o, comunque, aggiuntivo e troppo oneroso, l'assegno di disoccupazione proposto dal PD?

è vero quanto afferma Berlusconi, ovvero che l'assegno proposto dal PD invita gli imprenditori a licenziare?

Ecco le loro risposte.

Vi invito a leggerle ma a non inizare qui il dibattito.
Possiamo aprire threads specifici per argomento.
Grazie a tutti.

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Risposte a questa discussione

Andrea Sarubbi, Depuato del PD

- Al contrario del governo, la Regione Lazio ha già messo in atto questa misura: il Pd ha dunque dimostrato, nei fatti, che non si tratta di una mossa propagandistica ma di una politica realizzabile. È vero che il problema della copertura finanziaria non è secondario, ma anche qui il Partito democratico non si è limitato – come invece sostiene il Centrodestra – ad un generico “recupero dell’evasione fiscale”: numeri alla mano, abbiamo dimostrato che con la tracciabilità dei pagamenti (che l’attuale governo ha stranamente rimosso) si recuperavano parecchie imposte e quindi basterebbe ripristinarla per avere 7 miliardi di euro a disposizione. Inoltre, abbiamo cercato di spiegare al governo che si può agire anche sul fronte della spesa, risparmiando parecchio: basterebbe una centrale unica per gli acquisti nella pubblica amministrazione (l’abbiamo già proposta in Parlamento, ma non ci hanno voluto ascoltare) e soprattutto una riduzione dei costi non basata sui tagli lineari alla Tremonti (taglio un po’ di tutto, anche quello che è indispensabile o che potrebbe muovere l’economia), ma su scelte mirate (taglio, anche in abbondanza, quello su cui posso risparmiare). Onestamente, la nostra proposta è così concreta e fattibile che mi sembra tutto il contrario della demagogia.

- È vero che in Italia c’è già una rete di ammortizzatori sociali, ma bisogna onestamente riconoscere che è frutto di un contesto ormai superato: quel sistema di relazioni industriali, con il lavoratore dipendente a tempo indeterminato, sta cedendo il passo a nuove forme contrattuali, meno stabili e meno garantite. La flessibilità in sé non deve spaventare, ma è chiaro che in un momento di crisi economica come quello attuale diventa sinonimo di precarietà. E sono proprio i lavoratori della mia generazione (ho 38 anni) a rischiare di più, nel passaggio tra un contratto a termine (o a progetto) ed un altro, che potrebbe anche non arrivare mai. Ecco perché bisogna ripensare al sistema degli ammortizzatori sociali nel suo complesso: essere riformisti, infatti, significa avere il coraggio delle riforme, anche quando queste sembrano rimettere tutto in discussione. Una proposta come la nostra non è soltanto utile, ma addirittura indispensabile.

- Secondo Berlusconi, se lo Stato dà ai miei dipendenti un assegno di disoccupazione io li licenzio e poi li riassumo in nero: in sostanza, l’assegno è un’istigazione a delinquere. Per lo stesso ragionamento, gli appartamenti senza grate alle finestre sono un’istigazione al furto e le belle donne sono un’istigazione allo stupro (ma purtroppo questa Berlusconi l’ha detta davvero). È piuttosto singolare, per non dire altro, che un presidente del Consiglio osi attraversare con tanta leggerezza il confine della legalità: d’altra parte, la sua idea di eliminare i permessi comunali per allargare di un terzo le abitazioni (una sorta di condono edilizio mascherato) dimostra quanto Berlusconi abbia in scarsa considerazione il rispetto delle regole. Ma cerco di prenderlo sul serio e provo a rispondergli: il problema del lavoro sommerso va affrontato seriamente, con controlli adeguati e sanzioni durissime; risolverlo significherebbe rimettere in ordine i nostri conti pubblici, o quanto meno abbassare la pressione fiscale sugli imprenditori onesti (che sono la maggioranza) e rilanciare l’economia. Vogliamo parlarne seriamente o risolviamo il problema bloccando l’assegno mensile per i disoccupati?

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Andrea Catena, Responsabile Organizzazione PD Abruzzo

- La proposta del PD sull'assegno di disoccupazione, che preferisco chiamare reddito minimo, non è demagogica e propagandistica.I costi della proposta vanno calcolati sul numero di precari che rischiano di perdere il lavoro e non sulla generalità dei disoccupati, che sono coperti dagli altri strumenti di sostegno al reddito (ammortizzatori sociali). Quindi sono costi sostenibili, paragonabili a quello che il Governo ha speso per l'abolizione generalizzata dell'ICI sulla prima casa. Certo, sarebbe preferibile inserire questo strumento all'interno di una riforma complessiva del Welfare. Ma sta di fatto che su questo c'è un ritardo drammatico del Governo, nonostante il protocollo d'intesa già firmato a suo tempo dal Governo Propdi con i sindacati, e ci fosse già una delega da attuare sulla riforma degli ammortizzatori. Mentre già sono centinaia di migliaia i precari che hanno perso il lavoro. E quindi non vi è dubbio che c'è un'emergenza drammatica.

- In Italia non esistono strumenti universalistici di sostegno al reddito per la disoccupazione. Gli strumenti cosiddetti di ammortizzatori sociali sono non a caso a carico della previdenza e non dell'assistenza, e sono pagati con i contributi di imprese e lavoratori, e servono quasi esclusivamente per la gestione delle crisi aziendali. L'unico strumento che tutela lo stato di disoccupazione permanente è l'indennità di disoccupazione ma copre, così come il resto degli strumenti di sostegno al reddito esistenti, solo i lavoratori a tempo indeterminato delle imprese sopra i 15 dipendenti. Di recente, le Regioni hanno a disposizione risorse per tutelare in caso di perdita del lavoro anche i lavoratori sempre a tempo indeterminato delle piccole imprese, risorse che sono state aumentate con il recente Accordo Stato-Regioni. Queste risorse però vengono prese dalle risorse derivanti da fondi dell'UE che le Regioni spendevano per la formazione e l'inclusione sociale, con il rischio che comunque si taglino le risorse per tirocinii, borse di lavoro, apprendistato, ecc. Non solo, non saranno disponibili prima di giugno. Ciò che esiste in Europa è tuttaltro. Negli altri Paesi europei sia che siano finanziati con i contributi assicurativi di imprese e lavoratori sia che lo siano dalla fiscalità generale, esiste l'indennità di disoccupazione per la generalità dei lavoratori che perdono il lavoro, senza distinzione tra la tipologia dei contratti o tra le dimensioni delle imprese, e quasi ovunque esiste un reddito minimo per la fasce escluse dal mercato del lavoro; in quasi tutti i Paesi europei a fianco della tutela del reddito esistono politiche pubbliche che accompagnano il cittadino nel reinserimento nel mercato del lavoro, attraverso la formazione e l'offerta di servizi per l'incontro domanda-offerta di lavoro. Politiche che in Italia sono affidate a Regioni e Province e sono ancora scarsamente sviluppate, soprattutto nel centro-sud.

- Che l'assegno sia un incentivo a licenziare è una colossale sciocchezza. Gli imprenditori stanno già licenziando decine e decine di migliaia di lavoratori a tempo determinato e con contratti atipici senza bisogno di incentivi, perchè è evidente che licenziare un lavoratore precario è meno oneroso che licenziare un lavoratore a tempo indeterminato. Per gli imprenditori l'esistenza dell'assegno non cambia pressochè nulla. Piuttosto può esserci l'incentivo per il lavoratore, ma non a caso la proposta del PD stabilisce un importo non superiore al 60% dell'ultima retribuzione. Non c'è dubbio però che la proposta del PD dell'assegno deve essere accompagnata da una riforma del mercato del lavoro, che renda meno esposta alla legge della giungla la condizione di chi non ha un contratto a tempo indeterminato. Da questo punto di vista la proposta di Ichino e altri di un Contratto unico va presa seriamente in considerazione.

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Alessandro Corbelli, Presidente PD sammarinese, Membro Consulta Lavoro PD, Membro Consulta Sanità PD

- L’assegno di disoccupazione è già funzionale in altri Paesi europei ed internazionali, pertanto non può essere tacciato per “trovata propagandistica” tanto più demagogica.

- L’assegno di disoccupazione se inquadrato nel contesto di attuale grave crisi economica e occupazionale non può essere considerato una misura inutile, ma di sostegno finanziario straordinario e urgente.

- Se fosse vero quello che afferma Berlusconi (vecchio nano atomico), è vero allora che non “esistono al momento misure capaci di dare sostegno a chi non ha perso il lavoro” (v. vostro punto 2), delle due una!

In materia di Contratto di Lavoro è necessario inquadrare in senso riformista quattro importanti aree d’intervento:

1. Semplificazione
2. Temporaneità
3. Stabilizzazione
4. Ammortizzatori attivi e non risarcitori

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Antonella Cerchi, Imprenditrice, Coordinatrice del Circolo PD di Rapallo

- Non mi meraviglia che la destra bolli per propagandistica e demagogica una risposta concreta a problemi concreti. Per una destra che ritiene che per affrontare la crisi basti essere ottimisti e sorridere, che nega l’evidenza del profondo disagio sociale che va sempre più a colpire ampi strati della popolazione, è logicamente conseguente bollare tutto ciò che possa aiutare le categorie più deboli. E’ un imperativo etico, ancor prima che economico, sostenere coloro che in questa crisi pagano duramente, garantendo loro dignità e una vita sostenibile.

- Questa è la mistificazione imperante, sostenuta da una stampa asservita. Da imprenditore conosco tutte le forme esistenti di sostegno e se per alcune categorie, con grandi limitazioni e soprattutto negate alle piccole e microimprese, non si può dimenticare che ad oggi una buona parte di lavoratori non ha alcuna protezione. Parlo di tutti coloro che con varie tipologie di contratti non possiedono alcun paracadute sociale. In Italia stiamo vivendo una grande crisi economica, che diventa sempre più pericolosamente una crisi sociale fatta di disparità; questo rischia assolutamente di compromettere il vivere comune portandoci, come nel passato, ad un passo dallo scontro sociale, con conseguenze non prevedibili.

- Sconcerta che dica questo colui che si definisce “il grande imprenditore” imprestato alla politica. Probabilmente gli imprenditori della sua risma possono arrivare ad escogitare questi sotterfugi! Mi vergogno, da imprenditore, per queste parole e mi sarebbe caro che la CONFINDUSTRIA avesse difeso l’immagine dei propri associati. Anche in questo caso non dobbiamo meravigliarci: Berlusconi a suo tempo aveva giustificato sia l’evasione fiscale e il lavoro in nero. Probabilmente lui frequenta solo un genere di imprenditori: evasori e truffatori!

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Falvio Zanonato sindaco di Padova divenuto famoso per il muro di via Anelli, si ricandida alle prossime amministrative per il PD (direttore del settore immigrazione ed emigrazione nella direzione nazionale del PC).

- La proposta non è affatto una misura demagogica, tende a dare una protezione ai giovani con un lavoro precario, alle parti non protette da "ammortizzatori sociali" della nostra comunità.

- Nella proposta si parla non di chi ha la CIG ma di chi non ce l'ha.

- Berlusconi dibatte un argomento assolutamente specioso e falso. Pare quasi che le imprese licenzino o tengano il personale per "buon cuore".
Chi ha assunto in forma precaria è "buono" con chi non ha alternative e licenzia chi ha un assegno.. ma mi faccia il piacere!

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On. Paolo Gentiloni - Ministro delle Comunicazioni nella scorsa legislatura, attualmente Responsabile Comunicazione del Pd

- La migliore prova che non è una "trovata propagandistica" è che proprio ieri il Governo si è affrettato a fare qualcosina (MOLTO POCO) in merito.

- L'assegno non è troppo oneroso. Costa più o meno quanto l'abolizione dell'Ici per i più abbienti. Quanto agli ammortizzatori sociali già esistenti, la Cig non copre tutti i settori produttivi e del tutto scoperti sono piccole imprese e lavori saltuari.

- E ridicolo. E' come dire che ora, visto che non hanno alcuna tutela, i precari non vengono lasciati a casa o le microimprese non licenziano. Ma dove vive Sacconi?

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Maurizio Martina - Segretario PD Regione Lombardia ed ora anche in Segreteria Nazionale.

1) altro che trovata propagandistica! Si tratta di uno strumento concreto e finanziabile. E' sconcertante vedere una maggioranza che risponde ad una proposta mettendo la testa sotto la sabbia.

2) Non lo credo affatto! Tanto è vero che in Italia i "non garantiti" sono sopra la media europea. E poi il dramma di queste settimane sta anche nel fatto che le risorse reali impegnate per questi interventi sono palesemente insufficienti.

3) Questa è una risposta di comodo utile solo per la stampa ma profondamente falsa.

â–º Rispondi

Donata Gottardi, europarlamentare nel Gruppo del Partito socialista europeo; componente effettiva della Commissione per i problemi economici e monetari, componente della Commissione occupazione e affari sociali e della Commissione diritti della donna e uguaglianza di genere; nella delegazione per le relazioni con i Paesi del Maghreb e l'Unione del Maghreb arabo (compresa la Libia).



1) Molti esponenti della Destra sostengono che l’assegno ai disoccupati senza tutele, proposto dal PD sia una ‘trovata propagandistica’, o, meglio, un mix di populismo e demagogia. Qual è la tua opinione in merito?

No, non è affatto una trovata propagandistica. Di questo stiamo ragionando da molto tempo. Senza risalire troppo nel tempo, ricorderei come una prima grande riforma si sia avuta nel 1991 con una legge (la n. 221) che ha subito incrociato una fase di grande ristrutturazione del sistema produttivo che ha aperto la strada alla necessità della decretazione d’urgenza della prima metà degli anni ’90 con deroghe temporanee e ininterrotte. Nella seconda metà di quel decennio, durante il nostro governo, abbiamo provato a riformare gli ammortizzatori sociali, senza avere il tempo per riuscirci. Nei primi anni 2000 abbiamo presentato alcune riforme: una era la Carta dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, cui si affiancava un disegno di legge sui diritti di sicurezza sociale (anche volutamente per superare il termine di ammortizzatori sociali), in cui si prevedeva una riforma all’insegna della universalizzazione dei diritti, dell’incremento dell’indennità di disoccupazione, della sua estensione ai lavoratori discontinui e precari, dell’introduzione del reddito minimo di inserimento. Durante lo scorso nostro governo, nel 2007, per seguire la strada della concertazione con le parti sociali è stato approvato il Protocollo sul Welfare che conteneva i principi della riforma, che non abbiamo avuto tempo di realizzare.
Scusate questa ricognizione storica, ma mi pare sia utile per far capire che non stiamo affatto improvvisando, né stiamo strumentalizzando la situazione di crisi. La crisi non fa che rendere ancora più impellente arrivare a intervenire. Il nostro sistema è ancora troppo a macchia di leopardo, con aree protette dalla cassa integrazione guadagni ordinaria e straordinaria (a sua volta distinta per settori produttivi), dalla indennità di mobilità, dall’indennità di disoccupazione, e aree totalmente escluse.


2) All’obiezione che una disposizione simile a quella proposta dal PD è già in atto in alcuni Paesi, la Destra risponde che in Italia esistono molte e diversificate misure capaci di dare sostegno a chi non ha o ha perso il lavoro. Al proposito, citano la CIG normale e straordinaria, la mobilità, indennità diversificate di disoccupazione, interventi straordinari. Anche tu credi che queste misure rendano inutile o, comunque, aggiuntivo e troppo oneroso, l’assegno di disoccupazione proposto dal PD?

Proprio questa frammentata e complicata situazione di protezione dimostra l’urgenza di una estensione per i settori e i lavori non protetti. Certo, quando noi proponiamo l’assegno di disoccupazione deve essere chiaro che lo proponiamo per coloro che attualmente ne sono esclusi, e che insieme chiediamo interventi che vadano in direzione di un sistema più uniforme e a maggior tasso di responsabilità individuale e collettiva, in connessione con sostanziali politiche attive del lavoro.
Personalmente ritengo che possa essere utile coinvolgere gli enti bilaterali. Non va dimenticato che nel settore artigiano, proprio gli interventi degli enti bilaterali del settore consentono da tempo di ricevere protezione. Ma è innegabile che a maggior ragione in una situazione come l’attuale, di diffusa gravità della crisi, sia difficile immaginare che ciascuno settore si autoregoli e si finanzi. La protezione di base deve diventare uniforme e il sistema sempre più universale. A questo deve sommarsi un sistema che eviti comportamenti opportunistici e che controlli la destinazione e l’utilizzazione delle risorse. Non dimentichiamo che esistono, nell’attuale sistema di sussidiarietà, competenze affidate alle regioni e alle province, che sono ora titolari, grazie a questo governo, soprattutto della gestione della cosiddetta ‘cassa integrazione in deroga’, che significa aumento di discrezionalità e di deresponsabilizzazione.


3) E’ vero quanto afferma Berlusconi, ovvero che l’assegno proposto dal PD invita gli imprenditori a licenziare?
Condivide la posizione di Berlusconi il quale ha dichiarato che l’assegno serve solo a far licenziare i lavoratori?

Ma questo si può allora già dire per il sistema attuale, anzi ancora di più, proprio per la sua complessità, frammentarietà e discrezionalità. Chi sostiene questo dimentica che l’assegno di disoccupazione già tutela alcune fasce di lavoratori. Qualcuno può pensare che il datore di lavoro si tenga il lavoratore a progetto e licenzi il lavoratore subordinato a tempo indeterminato cui spetta l’indennità di mobilità e/o di disoccupazione? Mi pare evidente che la situazione che vediamo non è questa.



4) Vi è il pericolo reale che molti lavoratori rischiano il licenziamento senza aver diritto agli ammortizzatori sociali?

Certo che si, dato che come detto sopra, il nostro sistema ha aree di copertura e aree prive di protezione.


5) Questo assegno potrebbe essere considerato il primo passo per introdurre un reddito minimo garantito a tutti i cittadini che sono posizionati nello stato di povertà?

Si, è così. Ed è quanto ci chiedono le istituzioni europee: un reddito minimo di cittadinanza e una retribuzione minima di riferimento.
Anche perché altrimenti si rischiano di creare altre forme di disparità di trattamento, tra chi un lavoro è riuscito a svolgerlo e chi non lo ha mai trovato o lo ha svolto in un periodo precedente a quello di riferimento.

martedì, 24 febbraio 2009

U.S.A. VERSO LA STABILIZZAZIONE DEL SETTORE IMMOBILIARE

La casa prima di tutto

L'amministrazione Obama presenta un piano da 75 milioni di dollari per la stabilizzazione del settore immobiliare.


immagine documento Un piano molto più ambizioso e costoso di quanto immaginavano gli analisti del settore. Così il New York Times sottolinea l’imponenza dell’ultima “magia” di Barack Obama: il piano da 75 milioni di dollari finalizzato alla stabilizzazione del settore immobiliare. Con tale stanziamento il governo intende dare repiro a nove milioni di americani e aiutarli a ricontrattare o rifinanziare il proprio mutuo, in modo da riuscire a rimborsarne le rate.

Gli esperti prevedono che almeno una casa ipotecata su 10 è in mora o soggetta a pignoramento, e che almeno sei milioni di famiglie potrebbero perdere le proprie abitazioni nel giro dei prossimi tre anni, a meno che il governo americano non intervenga.

Il piano di sviluppa su tre livelli. Il primo prevede di aiutare i possessori di case in corso di pagamento, che a causa degli alti tassi di interessi non possono rifinanziare. Il secondo è pensato per gli oltre quattro milioni di persone che rischiano di perdere le loro case. Il governo americano agirà sugli enti creditizi, stanziando incentivi per quelli disposti a rinegoziare i mutui. L’ultimo si propone di incrementare il credito disponibile per le ipoteche, raddoppiando gli aiuti finanziari a Fanny Mae e Freddie Mac, i due colossi specializzati nella concessione di prestiti immobiliari.

Nonostante l’imponenza del progetto, il Presidente tiene i piedi per terra: “Questo piano – afferma - non salverà tutte le case, ma darà a milioni di famiglie la possibilità di evitare il lastrico e di ricostruire. Servirà a prevenire le più catastrofiche conseguenze della crisi e le sue pesanti ripercussioni sull’economia”.

Questo piano si affiancherà a quello di stimolo, varato dall’amministrazione Obama nei giorni precedenti, in quanto, come ricordato più volte dal presidente, la stabilità del settore immobiliare costituisce un presupposto irrinunciabile. Anche l’opposizione riconosce la portata innovativa e l’immediata necessità del provvedimento, come sottolineato dal repubblicano John Boehner che lo definisce “un passo importante”. Il piano prenderà vita il prossimo 4 marzo, quando l’amministrazione renderà noti ulteriori dettagli.


mercoledì, 19 novembre 2008

notizie dal Pd italiano

"Il nuovo tempo della Storia"

410406 Elezioni americane e crisi finanziaria, sono questi i due temi su cui i partecipanti alla giornata di studi promossa dal PD si sono confrontati. “Il nuovo tempo della Storia”, questo il titolo dell’appuntamento, ha visto la partecipazione di alcuni dei più importanti intellettuali italiani. Da Tito Boeri a Marcello De Cecco, da Mario Monti a Federico Rampini. E ancora: Angelo Panebianco, Sergio Romano, Nadia Urbinati, Luigi Spaventa e Charles Kupchan.

Con il coordinamento di Ferruccio De Bortoli, i partecipanti si sono ritrovati a discutere del particolare momento storico che il mondo sta vivendo. Da una parte la crisi finanziaria ed economica, dall’altra l’elezione di Barack Obama. Due eventi di segno opposto ma che possono determinare l’inizio di una nuova stagione di importanti cambiamenti e forti aspettative.

La più ottimista, su questo punto è Nadia Urbinati. “Obama – dice – rappresenta una nuova coalizione che cambierà la politica americana”. Per l’economia, continua la docente di scienze politiche alla Columbia University di New York, il futuro presidente americano intende dare una nuova dimensione “all’incrocio tra globalizzazione e nazionalizzazione” attraverso alcune prime importanti azioni: una maggiore regolamentazione degli strumenti di controllo dei mercati e una particolare attenzione alla classe operaia.

Sul carattere innovatore del primo presidente afroamericano Angelo Panebianco è più cauto. Certo “Obama si è contrapposto all’establishment democratico”, ricorda il politologo campano, ma è presto per dire cosa sarà l’ex senatore dell’Illinois per il futuro del mondo e dell’America. Come è presto, sostiene ancora Panebianco, affermare che “l’egemonia USA sia ormai finita”.

Semmai, sostiene invece Sergio Romano, piuttosto di soffermarsi sul ridimensionamento dell’influenza mondiale degli Stati Uniti è meglio concentrarsi sul ruolo a cui l’Europa, in questo quadro di rapidi e violenti mutamenti, dovrebbe ambire. Per lo storico vicentino, infatti, l’Europa dovrebbe “correggere” gli errori o almeno “rendersi complementare” alle altre leadership mondiali.

Anche perché, come ha sottolineato Mario Monti, la globalizzazione sta vivendo una “grande crisi sistemica” che è solo il preludio ad una crisi ben peggiore. Per questo bisogna dotarsi di strumenti adatti ad affrontare le nuove sfide del futuro ed è per questo che la nuova leadership americana accentra su di sé tante aspettative. Aspettative che però, devono fare i conti con il passato. Tito Boeri ricorda infatti che non sembra esserci grandi cambiamenti nella coalizione costruita da Obama da quelle del passato. Inoltre, come ha fatto notare anche Federico Rampini, molti dei volti che andranno a formare il gabinetto di Obama provengono dalla stagione Clinton. Cioè, sottolinea ancora Rampini, quella stagione che ha in parte contribuito alla deregulation, che sarà perseguita con maggior ostinazione poi da Bush, e che ha indebolito fortemente il sistema del welfare.

Tuttavia, spiega Marcello De Cecco, sebbene nel team di Obama facciano capolino molti ex di Clinton, l’impostazione del presidente afroamericano fa pensare ad un vero cambiamento, al di là delle facce più o meno note. Gli ultimi discorsi di Obama, osserva l’economista, sono radicalmente “all’opposto” dell’atteggiamento sfoggiato da Bush in questi anni. Forse, affidarsi all’esperienza dei clintoniani non è necessariamente una nota dolente per il nuovo presidente perché, sottolinea con malizia De Cecco, se avranno successo sarà un bene per tutti, altrimenti Obama potrà cambiare linea con maggior fermezza e senza remore dopo che la prima squadra sarà “bruciata” dall’eventuale insuccesso nell’affrontare la grande crisi che sta mettendo in ginocchio la middle class americana.

In ogni caso Luigi Spaventa invita a “non avere illusioni” su Obama. Specialmente per quanto riguarda il suo approccio con le relazioni fuori dall’America. “Nei suoi discorsi – sottolinea Spaventa – non ha mai parlato di collaborazioni internazionali”, eppure Charles Kupchan, che alla giornata di studi del Partito Democratico, ha partecipato con un video, afferma come sia possibile per i governi mondiali una nuova luna di miele con l’amministrazione democratica, un nuovo “senso di reciprocità” che permetterà discussioni multilaterali in merito a problemi importanti. “Credo – conferma Kupchan - che la chiave sia il fatto che i canali della comunicazione sono stati ripristinati e che entrambi i lati si ascolteranno”.

G.R.

mercoledì, 05 novembre 2008

Elezioni americane e di San Marino

GONGRATULAZIONI PRESIDENTE BARACK OBAMA!!!
410406
Anche a San Marino come negli USA:
 
A testimonianza della grande attenzione posta da Barack Obama verso tutti i suoi sostenitori riportiamo di seguito la lettera ricevuta dal 44° Presidente degli Stati Uniti d'America Barack Obama.
Sulla scia della netta affermazione dei democratici americani auspichiamo anche per San Marino il successo della coalizione Riforme e Libertà, certi che nel mondo intero la strada da seguire sia quella del progresso e del riformismo contro le catene dell'immobilismo che i conservatori ed i centri di potere tentono di allacciare alla comunità sammarinese per il bene di pochi singoli assettati di potere e denaro.
Voltiamo pagina e guardiamo al futuro con speranza, ora si può!
 
Alessandro CorbelliCorbelli001
Presidente, PD sammarinese
candidato indipendente n°20 Lista PSD - coalizione Riforme e Libertà
 

Da: Barack Obama [mailto:info@barackobama.com]
Inviato: mer 05/11/2008 6.57
A: Partito Democratico Repubblica di San Marino
Oggetto: How this happened
Dear Alessandro Corbelli (Partito Democratico Sammarinese)--

I'm about to head to Grant Park to talk to everyone gathered there, but I wanted to write to you first.

We just made history.

And I don't want you to forget how we did it.

You made history every single day during this campaign -- every day you knocked on doors, made a donation, or talked to your family, friends, and neighbors about why you believe it's time for change.

I want to thank all of you who gave your time, talent, and passion to this campaign.

We have a lot of work to do to get our country back on track, and I'll be in touch soon about what comes next.

But I want to be very clear about one thing...

All of this happened because of you.

Thank you,

Barack

lunedì, 03 novembre 2008

INTERVISTA AD ALESSANDRO CORBELLI, PRESIDENTE DEL PD SAMMARINESE CANDIDATO INDIPENDENTE N°20 DELLA LISTA PSD

COALIZIONE RIFORME E LIBERTA'  LOGO COALIZIONE COALIZIONE COLORE -   BARACK OBAMA FOR PRESIDENT 410406

Come è nata la decisione di candidarsi come indipendente nella lista del Partito dei Alessandro Corbelli 4Socialisti e dei Democratici?
 
La decisione è il coronamento di un progetto politico, in senso riformista, iniziato già da prima delle elezioni del 2006. Progetto che mi avrebbe già visto candidato in quelle stesse elezioni e sempre da indipendente per la stessa lista del PSD, se non fosse stato per la grave malattia che mi bloccò per oltre due anni. Ho ora l’opportunità di contribuire direttamente alla realizzazione delle forze riformiste che il PSD sta già meritevolmente portando avanti da tempo.
 
Quale contributo pensa di dare alla sua lista e alla sua coalizione?
 
Cosciente del mio ruolo democratico e riformista, mi impegno a costruire una società fondata su nuovi valori, forti e positivi, che spingono a guardare lontano, a guardare oltre quel presente senza speranza da altri proposto. Solo così, infatti, la via riformista può lavorare mantenendo intatte le peculiarità che rendono "
San Marino una Repubblica fiore all’occhiello del mondo".
 

Quali saranno secondo lei le radici che daranno alla coalizione la possibilità di crescere?
 
Democrazia, modernità e riformismo. Queste sono le radici che forniranno alla coalizione la possibilità di crescere, rinnovare la fiducia in se stessa e dare una guida politica al paese capace di rispondere con efficienza alle nuove sfide che San Marino dovrà affrontare nei prossimi anni.
 
 
Lei ultimamente ha stretto diversi contatti con le forze politiche italiane ed in particolare il PD. Quale contributo può arrivare da queste collaborazioni?
 
Da quando in Italia l’ex sindaco di Roma Walter Veltroni ha voluto portare a termine una rivoluzione chiamata Partito Democratico, ho voluto proporre altrettanto qui sul monte Titano. Il PD ha prodotto a Roma una rivoluzione smontando un parlamento fatto di sottobosco senza fine di partiti e partitini. Qui a San Marino ho lo stesso obiettivo: fare del riformismo una bandiera da contrapporre alle differenze e alle ambiguità. In questo senso mi sostengono i miei amici riformisti in Italia e a Roma. Per questo ho scelto di candidarmi per una grande coalizione che garantisce al Paese un ruolo internazionale sempre maggiore.
 
Che reazione si aspetta dai sammarinesi in queste elezioni?
 
A noi sammarinesi spetta ora decidere. Come al solito, ad ogni elezione, il nostro futuro viene messo alla prova. Tra slogan altisonanti e frasi fatte, ci mettiamo tutti a confronto. Tanto i sammarinesi sanno perfettamente chi merita la fiducia e chi no. Sono candidato come indipendente nella lista del PSD nel mio attuale ruolo di presidente del Partito Democratico sammarinese, partito che ha un grande progetto riformista e che, in questo senso, è ancora aperto. Questa mia prima candidatura rappresenta un naturale approdo per tutti coloro che guardano positivamente alla realizzazione di uno Stato moderno e competitivo. A buon intenditor, poche parole….
 
Secondo lei i sammarinesi sono pronti a guardare nella direzione da Lei indicata?
 
Sì, secondo me questo Stato è composto da giovani, donne e uomini capaci di guardare lontano. E’ giunta l’ora di affrontare con responsabilità e amore per lo Stato, il cambiamento ed il rinnovamento del sistema politico sammarinese in senso riformista. Serve un Governo  in grado di dare una guida politica e morale al Paese, di farlo crescere, di rinnovare la fiducia in se stesso, di costruire l’identità di una Nazione moderna. Solo così è possibile lavorare e rendere San Marino una Repubblica fiore all’occhiello del mondo. Possiamo farlo, insieme.   

Lista PSD candidato n°20 Alessandro CorbelliLOGO PSD CERCHIOLOGO COALIZIONE COALIZIONE COLORE

foto ora si può (Michelle Obama)
 


giovedì, 30 ottobre 2008

ELEZIONI POLITICHE A SAN MARINO - 9 NOVEMBRE 2008 - Barack Obama for America, Alessandro Corbelli for San Marino -

Elezioni in America / Elezioni a San Marino:
San Marino, una Repubblica “Fiore all’occhiello del Mondo”.
 Corbelli001
 “La coalizione dei conservatori è quella del vecchio sistema, della politica del NO, degli amanti del potere, delle divisioni, dell’incoerenza.” Caratteristiche queste, utili soltanto a produrre instabilità e quindi a frenare il necessario sviluppo e progresso per il Paese.
Il programma della coalizione dei riformisti ha registrato, invece,  la totale convergenza delle liste alleate. Solo scegliendo “Riforme e Libertà” i cittadini possono garantire al paese la stabilità e l’avvio della nuova stagione politica di cui il paese ha bisogno. Per la prima volta presentiamo agli elettori una alleanza davvero forte e coesa, con le stesse idee e con lo stesso programma di sviluppo per la ripresa del paese. Con questa coalizione avremo un governo forte che durerà 5 anni. Priorità sarà far ripartire l'economia di San Marino con una crescita basata sulla stabilità di governo, su investimenti nei servizi e nelle infrastrutture, sullo sviluppo e l'ammodernamento dello stato sociale, sulle famiglie e sui giovani, sull’istruzione e la formazione permanente dei lavoratori. E' giunta l'ora di affrontare con responsabilità e amore per lo Stato il cambiamento ed il rinnovamento del sistema politico sammarinese in senso riformista. Serve un governo in grado di dare una guida politica e morale al Paese, di farlo crescere, di rinnovarela fiducia in se stesso, di costruire l’identità di una stato moderno. Il percorso riformista intrapreso non può essere arrestato ora che possiamo contare su una coalizione coesa.
Gli elettori sanno chi merita la fiducia e chi no, per questo motivo sceglieranno il meglio per rendere San Marino una Repubblica “Fiore all’occhiello del Mondo”.
Ora si può! 
 410406
Alessandro Corbelli è per la vittoria di Barack Obama!

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