Il compito dei partiti al governo e di tutti i riformisti dentro e fuori il governo è di aprire un ciclo nuovo nella vita della Repubblica di San Marino, della sua democrazia, delle sue istituzioni. Serve un soggetto politico nuovo che, per la sua forza e le sue radici, sia in grado di dare una guida politica e morale al Paese, di farlo crescere, di rinnovare la fiducia in se stesso, di costruire l’identità di una nazione moderna.
sabato, 25 aprile 2009

Il Pd ha come modello la vecchia Dc

Il Pd ha come modello la vecchia Dc, punta ad un elettorato sempre più centrista e "moderato". Per le Europee ha candidato poche donne, e nelle posizioni di sicura eleggibilità ci sono quasi tutte donne ex democristiane della Margherita.


lunedì, 20 aprile 2009

In Europa con Alessandro Corbelli

L'Europa e l'immigrazione.

l'Italia è a un passo dalla costa africana ed è la naturale porta d'ingresso per l'immigrazione in Europa. Milioni di giovani, anche con buona formazione, sono attratti nel nostro Paese a causa di un grande squilibrio esistente nello sviluppo e causa del grande ritardo nell'attivazione di efficaci e prolungate politiche di cooperazione economica.

Dobbiamo costruire delle politiche efficaci, non solo per la sicurezza e la protezione dei nostri paesi, ma per affrontare anche gli aspetti positivi, di lavoro, di contributo sociale e culturale che da questa apertura può venire.

In questo scenario così complesso e dinamico l'Italia è chiamata ad esercitare un più forte protagonismo politico e una più incisiva responsabilità, sia per i propri interessi che per quelli di tutto il continente europeo. Le numerose iniziative per la pace e lo sviluppo economico del bacino meridionale del Mediterraneo hanno determinato progressi purtroppo solo parziali e inadeguati.

L'Assemblea parlamentare euro-mediterranea, partecipata da numerosi paesi dell'area, rappresenta il braccio parlamentare di tale processo. Costituisce un esempio, sulla cui linea è necessario rafforzare un dialogo aperto, sincero e costruttivo.

Sono certo che pur in mezzo a tante difficoltà avremo la forza di dare il nostro contributo per rendere l'Europa più forte e più efficace nella sua azione.


domenica, 29 marzo 2009

PRESENTATA LA CANDITATURA AL PD PER LE ELEZIONI DEL PARLAMENTO EUROPEO

Alessandro Corbelli  logo pd

Uniti per l'Europa !                    

NOMINATION

 

Serve una forte unità progressista e democratica per contrastare il pericolo del ritorno ad un'Europa conservatrice contraria alla modernizzazione, la ricerca, l'istruzione, l'etica sociale, i diritti dell'uomo, l'energie rinnovabili, la pace nel mondo, la tutela e valorizzazione dell'ambiente, l'integrazione sociale, i deboli...... !!!
Lavoriamo per un'Europa solidale, politicamente forte e stabile.

Our mission:
Molti amici sostengono la mia candidatura al Parlamento Europeo, unisciti anche te a loro.

martedì, 17 marzo 2009

Alessandro Corbelli intervistato dal Circolo on-line Barack Obama

 Circolo Pd Barack Obama

Circolo del Partito Democratico "Barack Obama" - fondato il 16 febbraio 2008

Elvira Santaniello 

3 domande sull'assegno per i disoccupati

Ho posto a diverse persone che ricoprono incarichi nel PD o che rappresentano il PD in amministrazioni locali o che sono parlamentari, etc, 3 domande:

molti esponenti della Destra sostengono che l'assegno ai disoccupati senza tutele, proposto dal PD sia una "trovata propagandistica", o, meglio, un mix di populismo e demagogia. Qual è la tua opinione in merito?

all'obiezione che una disposizione simile a quella proposta dal PD è già in atto in alcuni Paesi, la Destra risponde che in Italia esistono molte e diversificate misure capaci di dare sostegno a chi non ha o ha perso il lavoro. Al proposito, citano la CIG normale e straordinaria, la mobilità, indennità diversificate di disoccupazione, interventi straordinari. Anche tu credi che queste misure rendano inutile o, comunque, aggiuntivo e troppo oneroso, l'assegno di disoccupazione proposto dal PD?

è vero quanto afferma Berlusconi, ovvero che l'assegno proposto dal PD invita gli imprenditori a licenziare?

Ecco le loro risposte.

Vi invito a leggerle ma a non inizare qui il dibattito.
Possiamo aprire threads specifici per argomento.
Grazie a tutti.

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Risposte a questa discussione

Andrea Sarubbi, Depuato del PD

- Al contrario del governo, la Regione Lazio ha già messo in atto questa misura: il Pd ha dunque dimostrato, nei fatti, che non si tratta di una mossa propagandistica ma di una politica realizzabile. È vero che il problema della copertura finanziaria non è secondario, ma anche qui il Partito democratico non si è limitato – come invece sostiene il Centrodestra – ad un generico “recupero dell’evasione fiscale”: numeri alla mano, abbiamo dimostrato che con la tracciabilità dei pagamenti (che l’attuale governo ha stranamente rimosso) si recuperavano parecchie imposte e quindi basterebbe ripristinarla per avere 7 miliardi di euro a disposizione. Inoltre, abbiamo cercato di spiegare al governo che si può agire anche sul fronte della spesa, risparmiando parecchio: basterebbe una centrale unica per gli acquisti nella pubblica amministrazione (l’abbiamo già proposta in Parlamento, ma non ci hanno voluto ascoltare) e soprattutto una riduzione dei costi non basata sui tagli lineari alla Tremonti (taglio un po’ di tutto, anche quello che è indispensabile o che potrebbe muovere l’economia), ma su scelte mirate (taglio, anche in abbondanza, quello su cui posso risparmiare). Onestamente, la nostra proposta è così concreta e fattibile che mi sembra tutto il contrario della demagogia.

- È vero che in Italia c’è già una rete di ammortizzatori sociali, ma bisogna onestamente riconoscere che è frutto di un contesto ormai superato: quel sistema di relazioni industriali, con il lavoratore dipendente a tempo indeterminato, sta cedendo il passo a nuove forme contrattuali, meno stabili e meno garantite. La flessibilità in sé non deve spaventare, ma è chiaro che in un momento di crisi economica come quello attuale diventa sinonimo di precarietà. E sono proprio i lavoratori della mia generazione (ho 38 anni) a rischiare di più, nel passaggio tra un contratto a termine (o a progetto) ed un altro, che potrebbe anche non arrivare mai. Ecco perché bisogna ripensare al sistema degli ammortizzatori sociali nel suo complesso: essere riformisti, infatti, significa avere il coraggio delle riforme, anche quando queste sembrano rimettere tutto in discussione. Una proposta come la nostra non è soltanto utile, ma addirittura indispensabile.

- Secondo Berlusconi, se lo Stato dà ai miei dipendenti un assegno di disoccupazione io li licenzio e poi li riassumo in nero: in sostanza, l’assegno è un’istigazione a delinquere. Per lo stesso ragionamento, gli appartamenti senza grate alle finestre sono un’istigazione al furto e le belle donne sono un’istigazione allo stupro (ma purtroppo questa Berlusconi l’ha detta davvero). È piuttosto singolare, per non dire altro, che un presidente del Consiglio osi attraversare con tanta leggerezza il confine della legalità: d’altra parte, la sua idea di eliminare i permessi comunali per allargare di un terzo le abitazioni (una sorta di condono edilizio mascherato) dimostra quanto Berlusconi abbia in scarsa considerazione il rispetto delle regole. Ma cerco di prenderlo sul serio e provo a rispondergli: il problema del lavoro sommerso va affrontato seriamente, con controlli adeguati e sanzioni durissime; risolverlo significherebbe rimettere in ordine i nostri conti pubblici, o quanto meno abbassare la pressione fiscale sugli imprenditori onesti (che sono la maggioranza) e rilanciare l’economia. Vogliamo parlarne seriamente o risolviamo il problema bloccando l’assegno mensile per i disoccupati?

â–º Rispondi

Andrea Catena, Responsabile Organizzazione PD Abruzzo

- La proposta del PD sull'assegno di disoccupazione, che preferisco chiamare reddito minimo, non è demagogica e propagandistica.I costi della proposta vanno calcolati sul numero di precari che rischiano di perdere il lavoro e non sulla generalità dei disoccupati, che sono coperti dagli altri strumenti di sostegno al reddito (ammortizzatori sociali). Quindi sono costi sostenibili, paragonabili a quello che il Governo ha speso per l'abolizione generalizzata dell'ICI sulla prima casa. Certo, sarebbe preferibile inserire questo strumento all'interno di una riforma complessiva del Welfare. Ma sta di fatto che su questo c'è un ritardo drammatico del Governo, nonostante il protocollo d'intesa già firmato a suo tempo dal Governo Propdi con i sindacati, e ci fosse già una delega da attuare sulla riforma degli ammortizzatori. Mentre già sono centinaia di migliaia i precari che hanno perso il lavoro. E quindi non vi è dubbio che c'è un'emergenza drammatica.

- In Italia non esistono strumenti universalistici di sostegno al reddito per la disoccupazione. Gli strumenti cosiddetti di ammortizzatori sociali sono non a caso a carico della previdenza e non dell'assistenza, e sono pagati con i contributi di imprese e lavoratori, e servono quasi esclusivamente per la gestione delle crisi aziendali. L'unico strumento che tutela lo stato di disoccupazione permanente è l'indennità di disoccupazione ma copre, così come il resto degli strumenti di sostegno al reddito esistenti, solo i lavoratori a tempo indeterminato delle imprese sopra i 15 dipendenti. Di recente, le Regioni hanno a disposizione risorse per tutelare in caso di perdita del lavoro anche i lavoratori sempre a tempo indeterminato delle piccole imprese, risorse che sono state aumentate con il recente Accordo Stato-Regioni. Queste risorse però vengono prese dalle risorse derivanti da fondi dell'UE che le Regioni spendevano per la formazione e l'inclusione sociale, con il rischio che comunque si taglino le risorse per tirocinii, borse di lavoro, apprendistato, ecc. Non solo, non saranno disponibili prima di giugno. Ciò che esiste in Europa è tuttaltro. Negli altri Paesi europei sia che siano finanziati con i contributi assicurativi di imprese e lavoratori sia che lo siano dalla fiscalità generale, esiste l'indennità di disoccupazione per la generalità dei lavoratori che perdono il lavoro, senza distinzione tra la tipologia dei contratti o tra le dimensioni delle imprese, e quasi ovunque esiste un reddito minimo per la fasce escluse dal mercato del lavoro; in quasi tutti i Paesi europei a fianco della tutela del reddito esistono politiche pubbliche che accompagnano il cittadino nel reinserimento nel mercato del lavoro, attraverso la formazione e l'offerta di servizi per l'incontro domanda-offerta di lavoro. Politiche che in Italia sono affidate a Regioni e Province e sono ancora scarsamente sviluppate, soprattutto nel centro-sud.

- Che l'assegno sia un incentivo a licenziare è una colossale sciocchezza. Gli imprenditori stanno già licenziando decine e decine di migliaia di lavoratori a tempo determinato e con contratti atipici senza bisogno di incentivi, perchè è evidente che licenziare un lavoratore precario è meno oneroso che licenziare un lavoratore a tempo indeterminato. Per gli imprenditori l'esistenza dell'assegno non cambia pressochè nulla. Piuttosto può esserci l'incentivo per il lavoratore, ma non a caso la proposta del PD stabilisce un importo non superiore al 60% dell'ultima retribuzione. Non c'è dubbio però che la proposta del PD dell'assegno deve essere accompagnata da una riforma del mercato del lavoro, che renda meno esposta alla legge della giungla la condizione di chi non ha un contratto a tempo indeterminato. Da questo punto di vista la proposta di Ichino e altri di un Contratto unico va presa seriamente in considerazione.

â–º Rispondi

Alessandro Corbelli, Presidente PD sammarinese, Membro Consulta Lavoro PD, Membro Consulta Sanità PD

- L’assegno di disoccupazione è già funzionale in altri Paesi europei ed internazionali, pertanto non può essere tacciato per “trovata propagandistica” tanto più demagogica.

- L’assegno di disoccupazione se inquadrato nel contesto di attuale grave crisi economica e occupazionale non può essere considerato una misura inutile, ma di sostegno finanziario straordinario e urgente.

- Se fosse vero quello che afferma Berlusconi (vecchio nano atomico), è vero allora che non “esistono al momento misure capaci di dare sostegno a chi non ha perso il lavoro” (v. vostro punto 2), delle due una!

In materia di Contratto di Lavoro è necessario inquadrare in senso riformista quattro importanti aree d’intervento:

1. Semplificazione
2. Temporaneità
3. Stabilizzazione
4. Ammortizzatori attivi e non risarcitori

â–º Rispondi

Antonella Cerchi, Imprenditrice, Coordinatrice del Circolo PD di Rapallo

- Non mi meraviglia che la destra bolli per propagandistica e demagogica una risposta concreta a problemi concreti. Per una destra che ritiene che per affrontare la crisi basti essere ottimisti e sorridere, che nega l’evidenza del profondo disagio sociale che va sempre più a colpire ampi strati della popolazione, è logicamente conseguente bollare tutto ciò che possa aiutare le categorie più deboli. E’ un imperativo etico, ancor prima che economico, sostenere coloro che in questa crisi pagano duramente, garantendo loro dignità e una vita sostenibile.

- Questa è la mistificazione imperante, sostenuta da una stampa asservita. Da imprenditore conosco tutte le forme esistenti di sostegno e se per alcune categorie, con grandi limitazioni e soprattutto negate alle piccole e microimprese, non si può dimenticare che ad oggi una buona parte di lavoratori non ha alcuna protezione. Parlo di tutti coloro che con varie tipologie di contratti non possiedono alcun paracadute sociale. In Italia stiamo vivendo una grande crisi economica, che diventa sempre più pericolosamente una crisi sociale fatta di disparità; questo rischia assolutamente di compromettere il vivere comune portandoci, come nel passato, ad un passo dallo scontro sociale, con conseguenze non prevedibili.

- Sconcerta che dica questo colui che si definisce “il grande imprenditore” imprestato alla politica. Probabilmente gli imprenditori della sua risma possono arrivare ad escogitare questi sotterfugi! Mi vergogno, da imprenditore, per queste parole e mi sarebbe caro che la CONFINDUSTRIA avesse difeso l’immagine dei propri associati. Anche in questo caso non dobbiamo meravigliarci: Berlusconi a suo tempo aveva giustificato sia l’evasione fiscale e il lavoro in nero. Probabilmente lui frequenta solo un genere di imprenditori: evasori e truffatori!

â–º Rispondi

Falvio Zanonato sindaco di Padova divenuto famoso per il muro di via Anelli, si ricandida alle prossime amministrative per il PD (direttore del settore immigrazione ed emigrazione nella direzione nazionale del PC).

- La proposta non è affatto una misura demagogica, tende a dare una protezione ai giovani con un lavoro precario, alle parti non protette da "ammortizzatori sociali" della nostra comunità.

- Nella proposta si parla non di chi ha la CIG ma di chi non ce l'ha.

- Berlusconi dibatte un argomento assolutamente specioso e falso. Pare quasi che le imprese licenzino o tengano il personale per "buon cuore".
Chi ha assunto in forma precaria è "buono" con chi non ha alternative e licenzia chi ha un assegno.. ma mi faccia il piacere!

â–º Rispondi

On. Paolo Gentiloni - Ministro delle Comunicazioni nella scorsa legislatura, attualmente Responsabile Comunicazione del Pd

- La migliore prova che non è una "trovata propagandistica" è che proprio ieri il Governo si è affrettato a fare qualcosina (MOLTO POCO) in merito.

- L'assegno non è troppo oneroso. Costa più o meno quanto l'abolizione dell'Ici per i più abbienti. Quanto agli ammortizzatori sociali già esistenti, la Cig non copre tutti i settori produttivi e del tutto scoperti sono piccole imprese e lavori saltuari.

- E ridicolo. E' come dire che ora, visto che non hanno alcuna tutela, i precari non vengono lasciati a casa o le microimprese non licenziano. Ma dove vive Sacconi?

â–º Rispondi

Maurizio Martina - Segretario PD Regione Lombardia ed ora anche in Segreteria Nazionale.

1) altro che trovata propagandistica! Si tratta di uno strumento concreto e finanziabile. E' sconcertante vedere una maggioranza che risponde ad una proposta mettendo la testa sotto la sabbia.

2) Non lo credo affatto! Tanto è vero che in Italia i "non garantiti" sono sopra la media europea. E poi il dramma di queste settimane sta anche nel fatto che le risorse reali impegnate per questi interventi sono palesemente insufficienti.

3) Questa è una risposta di comodo utile solo per la stampa ma profondamente falsa.

â–º Rispondi

Donata Gottardi, europarlamentare nel Gruppo del Partito socialista europeo; componente effettiva della Commissione per i problemi economici e monetari, componente della Commissione occupazione e affari sociali e della Commissione diritti della donna e uguaglianza di genere; nella delegazione per le relazioni con i Paesi del Maghreb e l'Unione del Maghreb arabo (compresa la Libia).



1) Molti esponenti della Destra sostengono che l’assegno ai disoccupati senza tutele, proposto dal PD sia una ‘trovata propagandistica’, o, meglio, un mix di populismo e demagogia. Qual è la tua opinione in merito?

No, non è affatto una trovata propagandistica. Di questo stiamo ragionando da molto tempo. Senza risalire troppo nel tempo, ricorderei come una prima grande riforma si sia avuta nel 1991 con una legge (la n. 221) che ha subito incrociato una fase di grande ristrutturazione del sistema produttivo che ha aperto la strada alla necessità della decretazione d’urgenza della prima metà degli anni ’90 con deroghe temporanee e ininterrotte. Nella seconda metà di quel decennio, durante il nostro governo, abbiamo provato a riformare gli ammortizzatori sociali, senza avere il tempo per riuscirci. Nei primi anni 2000 abbiamo presentato alcune riforme: una era la Carta dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, cui si affiancava un disegno di legge sui diritti di sicurezza sociale (anche volutamente per superare il termine di ammortizzatori sociali), in cui si prevedeva una riforma all’insegna della universalizzazione dei diritti, dell’incremento dell’indennità di disoccupazione, della sua estensione ai lavoratori discontinui e precari, dell’introduzione del reddito minimo di inserimento. Durante lo scorso nostro governo, nel 2007, per seguire la strada della concertazione con le parti sociali è stato approvato il Protocollo sul Welfare che conteneva i principi della riforma, che non abbiamo avuto tempo di realizzare.
Scusate questa ricognizione storica, ma mi pare sia utile per far capire che non stiamo affatto improvvisando, né stiamo strumentalizzando la situazione di crisi. La crisi non fa che rendere ancora più impellente arrivare a intervenire. Il nostro sistema è ancora troppo a macchia di leopardo, con aree protette dalla cassa integrazione guadagni ordinaria e straordinaria (a sua volta distinta per settori produttivi), dalla indennità di mobilità, dall’indennità di disoccupazione, e aree totalmente escluse.


2) All’obiezione che una disposizione simile a quella proposta dal PD è già in atto in alcuni Paesi, la Destra risponde che in Italia esistono molte e diversificate misure capaci di dare sostegno a chi non ha o ha perso il lavoro. Al proposito, citano la CIG normale e straordinaria, la mobilità, indennità diversificate di disoccupazione, interventi straordinari. Anche tu credi che queste misure rendano inutile o, comunque, aggiuntivo e troppo oneroso, l’assegno di disoccupazione proposto dal PD?

Proprio questa frammentata e complicata situazione di protezione dimostra l’urgenza di una estensione per i settori e i lavori non protetti. Certo, quando noi proponiamo l’assegno di disoccupazione deve essere chiaro che lo proponiamo per coloro che attualmente ne sono esclusi, e che insieme chiediamo interventi che vadano in direzione di un sistema più uniforme e a maggior tasso di responsabilità individuale e collettiva, in connessione con sostanziali politiche attive del lavoro.
Personalmente ritengo che possa essere utile coinvolgere gli enti bilaterali. Non va dimenticato che nel settore artigiano, proprio gli interventi degli enti bilaterali del settore consentono da tempo di ricevere protezione. Ma è innegabile che a maggior ragione in una situazione come l’attuale, di diffusa gravità della crisi, sia difficile immaginare che ciascuno settore si autoregoli e si finanzi. La protezione di base deve diventare uniforme e il sistema sempre più universale. A questo deve sommarsi un sistema che eviti comportamenti opportunistici e che controlli la destinazione e l’utilizzazione delle risorse. Non dimentichiamo che esistono, nell’attuale sistema di sussidiarietà, competenze affidate alle regioni e alle province, che sono ora titolari, grazie a questo governo, soprattutto della gestione della cosiddetta ‘cassa integrazione in deroga’, che significa aumento di discrezionalità e di deresponsabilizzazione.


3) E’ vero quanto afferma Berlusconi, ovvero che l’assegno proposto dal PD invita gli imprenditori a licenziare?
Condivide la posizione di Berlusconi il quale ha dichiarato che l’assegno serve solo a far licenziare i lavoratori?

Ma questo si può allora già dire per il sistema attuale, anzi ancora di più, proprio per la sua complessità, frammentarietà e discrezionalità. Chi sostiene questo dimentica che l’assegno di disoccupazione già tutela alcune fasce di lavoratori. Qualcuno può pensare che il datore di lavoro si tenga il lavoratore a progetto e licenzi il lavoratore subordinato a tempo indeterminato cui spetta l’indennità di mobilità e/o di disoccupazione? Mi pare evidente che la situazione che vediamo non è questa.



4) Vi è il pericolo reale che molti lavoratori rischiano il licenziamento senza aver diritto agli ammortizzatori sociali?

Certo che si, dato che come detto sopra, il nostro sistema ha aree di copertura e aree prive di protezione.


5) Questo assegno potrebbe essere considerato il primo passo per introdurre un reddito minimo garantito a tutti i cittadini che sono posizionati nello stato di povertà?

Si, è così. Ed è quanto ci chiedono le istituzioni europee: un reddito minimo di cittadinanza e una retribuzione minima di riferimento.
Anche perché altrimenti si rischiano di creare altre forme di disparità di trattamento, tra chi un lavoro è riuscito a svolgerlo e chi non lo ha mai trovato o lo ha svolto in un periodo precedente a quello di riferimento.

martedì, 24 febbraio 2009

U.S.A. VERSO LA STABILIZZAZIONE DEL SETTORE IMMOBILIARE

La casa prima di tutto

L'amministrazione Obama presenta un piano da 75 milioni di dollari per la stabilizzazione del settore immobiliare.


immagine documento Un piano molto più ambizioso e costoso di quanto immaginavano gli analisti del settore. Così il New York Times sottolinea l’imponenza dell’ultima “magia” di Barack Obama: il piano da 75 milioni di dollari finalizzato alla stabilizzazione del settore immobiliare. Con tale stanziamento il governo intende dare repiro a nove milioni di americani e aiutarli a ricontrattare o rifinanziare il proprio mutuo, in modo da riuscire a rimborsarne le rate.

Gli esperti prevedono che almeno una casa ipotecata su 10 è in mora o soggetta a pignoramento, e che almeno sei milioni di famiglie potrebbero perdere le proprie abitazioni nel giro dei prossimi tre anni, a meno che il governo americano non intervenga.

Il piano di sviluppa su tre livelli. Il primo prevede di aiutare i possessori di case in corso di pagamento, che a causa degli alti tassi di interessi non possono rifinanziare. Il secondo è pensato per gli oltre quattro milioni di persone che rischiano di perdere le loro case. Il governo americano agirà sugli enti creditizi, stanziando incentivi per quelli disposti a rinegoziare i mutui. L’ultimo si propone di incrementare il credito disponibile per le ipoteche, raddoppiando gli aiuti finanziari a Fanny Mae e Freddie Mac, i due colossi specializzati nella concessione di prestiti immobiliari.

Nonostante l’imponenza del progetto, il Presidente tiene i piedi per terra: “Questo piano – afferma - non salverà tutte le case, ma darà a milioni di famiglie la possibilità di evitare il lastrico e di ricostruire. Servirà a prevenire le più catastrofiche conseguenze della crisi e le sue pesanti ripercussioni sull’economia”.

Questo piano si affiancherà a quello di stimolo, varato dall’amministrazione Obama nei giorni precedenti, in quanto, come ricordato più volte dal presidente, la stabilità del settore immobiliare costituisce un presupposto irrinunciabile. Anche l’opposizione riconosce la portata innovativa e l’immediata necessità del provvedimento, come sottolineato dal repubblicano John Boehner che lo definisce “un passo importante”. Il piano prenderà vita il prossimo 4 marzo, quando l’amministrazione renderà noti ulteriori dettagli.


U.S.A. VERSO LA STABILIZZAZIONE DEL SETTORE IMMOBILIARE

La casa prima di tutto

L'amministrazione Obama presenta un piano da 75 milioni di dollari per la stabilizzazione del settore immobiliare.


immagine documento Un piano molto più ambizioso e costoso di quanto immaginavano gli analisti del settore. Così il New York Times sottolinea l’imponenza dell’ultima “magia” di Barack Obama: il piano da 75 milioni di dollari finalizzato alla stabilizzazione del settore immobiliare. Con tale stanziamento il governo intende dare repiro a nove milioni di americani e aiutarli a ricontrattare o rifinanziare il proprio mutuo, in modo da riuscire a rimborsarne le rate.

Gli esperti prevedono che almeno una casa ipotecata su 10 è in mora o soggetta a pignoramento, e che almeno sei milioni di famiglie potrebbero perdere le proprie abitazioni nel giro dei prossimi tre anni, a meno che il governo americano non intervenga.

Il piano di sviluppa su tre livelli. Il primo prevede di aiutare i possessori di case in corso di pagamento, che a causa degli alti tassi di interessi non possono rifinanziare. Il secondo è pensato per gli oltre quattro milioni di persone che rischiano di perdere le loro case. Il governo americano agirà sugli enti creditizi, stanziando incentivi per quelli disposti a rinegoziare i mutui. L’ultimo si propone di incrementare il credito disponibile per le ipoteche, raddoppiando gli aiuti finanziari a Fanny Mae e Freddie Mac, i due colossi specializzati nella concessione di prestiti immobiliari.

Nonostante l’imponenza del progetto, il Presidente tiene i piedi per terra: “Questo piano – afferma - non salverà tutte le case, ma darà a milioni di famiglie la possibilità di evitare il lastrico e di ricostruire. Servirà a prevenire le più catastrofiche conseguenze della crisi e le sue pesanti ripercussioni sull’economia”.

Questo piano si affiancherà a quello di stimolo, varato dall’amministrazione Obama nei giorni precedenti, in quanto, come ricordato più volte dal presidente, la stabilità del settore immobiliare costituisce un presupposto irrinunciabile. Anche l’opposizione riconosce la portata innovativa e l’immediata necessità del provvedimento, come sottolineato dal repubblicano John Boehner che lo definisce “un passo importante”. Il piano prenderà vita il prossimo 4 marzo, quando l’amministrazione renderà noti ulteriori dettagli.


lunedì, 22 dicembre 2008

Verso una nuova alternativa.

Attualmente gran parte della società italiana, in special modo i giovani, sta vivendo un momento di grande sfiducia nei confronti della politica e dei politici. Le persone pensano che nulla potrà cambiare in meglio e che qualunque sia la Coalizione al governo tutto resterà uguale. Come se si accettasse con triste rassegnazione di vivere il futuro senza alcuna speranza. Regna sovrana una reale disaffezione alla vita politica del Paese. Ma è proprio a tutti questi cittadini che, coerentemente con quanto testimoniano le mie esperienze ed azioni politiche, rivolgo il mio appello a non cedere alla tentazione di non partecipare direttamente alla politica. Infatti, in questo caso si spianerebbe la strada all’immobilismo, al “vecchio”, favorendo in questo modo quei politicii “padrini” che utilizzano le armi del clientelismo e del potere. Invece, tutti insieme dobbiamo uscire da questo meccanismo per mostrare quanto al contrario in questo "particolare" momento, possa realizzarsi la grande opportunità del rinnovamento politico in senso riformista. Il tempo scorre veloce e ci obbliga a guardare lontano. E’ necessario che la gente esca da questa rassegnazione al presente, ispirata e richiamata dalle sirene della destra che ha contribuito al radicarsi di una società basata sul culto dell’emulazione, del consumismo, del denaro facile e fuori legge. La missione della politica riformista sta nell’indicare vie nuove e fattibili, essere una nuova alternativa e rispondere a questa esigenza di futuro, esigenza che i giovani cominciano a sentire in maniera sempre più forte. Speranza e futuro è ciò che chiedono. Dunque la politica deve giocare d’anticipo, deve saper trasformare le nostre preziose tradizioni in una forte spinta al Paese verso nuovi modelli culturali e di sviluppo. Questa è la vera vocazione di un riformista. Ecco perché il mio impegno è rivolto alla costruzione di una società fondata su nuovi valori, forti e positivi, che spingono a guadare lontano, a guardare oltre quel presente senza speranza proposto da “pseudo- premier” del centro destra.
Democrazia, modernità e riformismo sono i valori con i quali insieme alla cittadinanza, ora si può fare!

sabato, 06 dicembre 2008

Ricerca e innovazione in Sanità.

Cure più efficaci ed appropriate. Servizi più efficienti ed integrati.
 
Una società moderna ed avanzata deve investire sulla ricerca e la formazione, realizzando un continuo processo di modernizzazione ed innovazione in grado di assicurare ai cittadini un modello sociale qualificato e moderno. La politica deve mettere in campo tutte le competenze innovatrici di cui si può avvalere per favorire la crescita sociale e culturale, per favorire il necessario sviluppo economico, per valorizzare il territorio, tutelare l’ambiente e migliorare la qualità della vita.
Nel sistema salute, l’innovazione tecnologica (diagnostica medica, biotecnologie, informatica sanitaria, ecc.) sta caratterizzando e trasformando profondamente i processi di cura e i servizi sanitari. Oggi la sfida della salute come parte integrante del welfare può essere ben affrontata, oltre che con buone politiche sociali, facendo anche ricorso alla ricerca e all’innovazione. Una grande sfida che sta di fronte a ricercatori e medici, quella del trasferimento in tempi rapidi dei risultati delle ricerche alla pratica clinica e all’assistenza sanitaria. La ricerca scientifica in campo biomedico e l’innovazione tecnologica in sanità stanno alla base dei progressi della medicina e della pratica clinica (protocolli diagnostico-terapeutici, metodi di gestione dei servizi sanitari, ecc.). Nuovi processi di prevenzione, cura e riabilitazione derivati dalla ricerca e nuovi metodi di organizzazione, gestione ed erogazione dei servizi sociosanitari anche a distanza (telemedicina) possono permettere di fronteggiare a costi sostenibili l’aumento di domanda di prestazioni e venire incontro alle esigenze di salute della popolazione,caratterizzata dal suo invecchiamento e dalla cronicità di alcune malattie. L’Informatica è un comparto strategico per lo sviluppo della stessa Sanità in quanto trasversale e funzionale all’innovazione nelle attività amministrative ed organizzative. C’è una necessità di cure appropriate ed efficaci e l’esigenza di servizi efficienti facilmente accessibili per far fronte ai molteplici problemi che assillano la sanità moderna. C’è anche l’importanza di affrontare in modo corretto e senza strumentalizzazioni tutti gli aspetti etici che la ricerca scientifica in campo biomedico e le applicazioni dei suoi risultati determinano nelle coscienza umana per i nuovi e sconosciuti impatti sull’uomo e la sua natura. E’ compito della politica quindi riuscire a raccogliere il significato dei profondi cambiamenti determinati dall’innovazione tecnologica, dai progressi nella ricerca scientifica e tradurli in linee di governo del sistema salute del nostro Paese.

sabato, 29 novembre 2008

i cattolici e la politica

San Marino Basilica del SantoI CATTOLICI SONO CONSERVATORI O PROGRESSISTI?
Le responsabilità della ex DC nello stravolgimento della cultura democratica egemonicamente assimilata.

In Italia abbiamo potuto constatare come l’unità politica dei cattolici, espressa in gran parte attraverso il consenso o l’appartenenza politica alla Democrazia Cristiana, sia andata frantumandosi nello stesso momento in cui andava crollando il “vecchio” sistema politico di potere. Abbiamo verificato come la DC, protagonista del vecchio sistema politico, abbia stravolto completamente le regole ed i contenuti fondamentali della cultura democratica (egemonicamente assimilata), provocando un netto contrasto con la coscienza religiosa dei cattolici, dettata della stessa fede. Questo contrasto ha determinato in termini politici, la rottura dell’unità dei cattolici. La profonda riflessione, aperta dai cattolici, sui problemi che emergono dal mondo moderno, ha conseguentemente lasciato scaturire una reale divisione sul tipo di risposta da dare. Divisione questa, che in termini politici con il delinearsi dei poli conservatore e progressista, pone a tutti noi una domanda:
“ I cattolici sono conservatori o progressisti?”
A mio parere, la risposta è una sola: "i cattolici sono cattolici e basta, fuori da ogni appellativo politico!"
Questo, allo stesso tempo, li rende liberi di esprimere il proprio consenso politico o la stessa azione politica in modo a volte diversi l’uno dall’altro, secondo i valori morali e religiosi presenti all’interno della propria coscienza. In questo senso va ricordato il lungimirante “richiamo all’unità dei cattolici nel campo della politica”, fatto dal Santo Padre Papa Giovanni XXIII e riportato dal TG1 ore 13,30 del lontano 14/01/1994. Questo è ben diverso dall'affermare che l’allora Papa Giovanni XXIII abbia voluto sollecitare i cattolici a creare un unico partito nazionale o abbia voluto consigliare di appartenere politicamente al solo centro moderato e conservatore, bensì è servito a stimolare il popolo dei cattolici a adoperarsi unitariamente per l’affermazione in politica e per la politica di quei valori cristiani fondamentali quali l’eguaglianza, la solidarietà, l’amore, il rispetto per il prossimo, la pace, il diritto di libertà, ecc. Valori, questi, che anche nelle precedenti epoche storiche venivano considerati progressisti ed apportatori di un profondo rinnovamento sociale.
Oggi, è più che mai necessario che i cattolici s’impegnino a favorire, attraverso la fattiva partecipazione alla vita politica della nostra Repubblica, quel processo di Riforme politiche e sociali necessarie per decretare la fine del vecchio sistema di potere. A tal fine sollecitiamo la discussione politica ed il sano confronto con tutti i cattolici che ancora non si ritrovano a condividere insieme a noi il progetto riformista, ponendo fine alla tradizionale convivenza politica con la parte moderata e conservatrice del centro politico.
Alessandro Corbelli

martedì, 25 novembre 2008

notizie dal PD italiano

25 novembre 2008

Un voto, un posto di lavoro

Chiodi (PDL) per conquistare l'Abruzzo le prova tutte: offre lavoro in cambio di voti

Achille Lauro a Napoli regalava una scarpa e prometteva l'altra solo dopo aver saputo l'esito delle elezioni. Gianni Chiodi, che per il centrodestra corre da presidente in Abruzzo ha fatto di più, ha realizzato un video "Tutti i giovani del Presidente" promettendo un posto di lavoro a chi avrebbe votato per lui, dando appuntamento a gennaio per un colloquio di selezione.

Il video, caricato su YouTube, è stato cancellato dopo l'arrivo delle prime segnalazioni e critiche. Nei giorni cui Berlusconi, in visita elettorale in Abruzzo, monopolizzava l'attenzione sul candidato Chiodi e sferrava un nuovo ingiustificato attacco alla stampa e alla libertà di informazione, Abruzzo 24, emittente regionale, sfidava la censura e “coraggiosamente” pubblicava sul proprio sito lo spot offri-lavoro. O meglio spot elettorale visto che il video dopo la richiesta dell'invio del curriculum si chiude con l'invito al voto per Chiodi con lo sfondo dei loghi dei partiti che lo sostengono.

“Il candidato presidente del Pdl alla regione Abruzzo Gianni Chiodi, è un cattivo maestro che dovrebbe ritirarsi dalla politica. Illudere in questo modo i giovani in una regione a forte disoccupazione, proponendo un voto di scambio è un fatto ignobile che si commenta da solo. Mi auguro che intervenga la magistratura. “ Lo dichiara Cesare Damiano viceministro del Lavoro del
Governo Ombra.

Per Paolo Fontanelli, responsabile Enti Locali del PD “nessuno avrebbe immaginato che sopra un problema serio e preoccupante come l’aspettativa occupazionale di tanti giovani si potesse costruire una operazione cosi strumentale e ingannevole come quella messa in piedi dal candidato presidente del PDL alla Regione Abruzzo. Ciò è avvenuto ed è molto grave. Forse gli esponenti del PDL che in queste ore si sono adoperati per chiedere all’opposizione di non “cavalcare” la tragedia della scuola di Rivoli, per essere credibili, dovrebbero immediatamente prendere le distanze da una iniziativa così “speculativa” sui bisogni e le attese di tanti giovani abruzzesi. In Toscana i debiti negli acquisti si chiamano chiodi: “Compro e lascio un chiodo, poi si vedrà”. Come dire prometto, incasso e poi… Con questa battuta non intendiamo augurare all’Abruzzo un futuro pieno di “chiodi”.


Testo del documento congiunto presentato da un gruppo di senatori del PD

“Abbiamo assistito in questi giorni ad un incredibile degrado della campagna elettorale in Abruzzo da parte del candidato del centrodestra Gianni Chiodi. Un comunicato stampa e soprattutto uno spot hanno lanciato una iniziativa chiamata “tutti i giovani del presidente”. Lo spot parla di censimento della formazione e della imprenditorialità. I giovani dovrebbero recarsi alle “bancarelle di Gianni” e lasciare nome e cognome, titolo di studio, attività svolta, aspirazioni lavorative, curriculum, indirizzo e mail. Lo spot dice “ iscriviti al tuo futuro con questo atto non esprimi una preferenza politica ma stai prenotando un incontro di selezione, di formazione e di avviamento al lavoro imprenditoriale. Entro il 31 Gennaio 2009 verrai convocato per la selezione e per il programma di formazione”. Non riusciamo a credere quanto in basso si è potuto cadere con questo atto. Quale idea delle istituzioni si può avere se si promettono selezioni per lavoro e formazione ai banchetti della campagna elettorale? Verificheremo, certamente, nelle prossime ore se in questa iniziativa si riscontrano violazioni di norme e leggi, in particolare per quanto riguarda le norme sul voto di scambio. Presenteremo, inoltre, immediatamente una interrogazione parlamentare”.
On. Vittoria D’Incecco, On. Tommaso Ginoble, Sen Giovanni Legnini, On. Giovanni Lolli, Sen Luigi Lusi, Sen Franco Marini, On. Lanfranco Tenaglia, On. Livia Turco

A.Dra

lunedì, 24 novembre 2008

le elezioni di dirigenti regionali e provinciali del Pd

24 novembre 2008

VELTRONI CON MORASSUTGLI AUGURI DI VELTRONI A MORASSUT E RACITI

 

In questo fine settimana si sono svolte le elezioni di dirigenti regionali e provinciali del Pd che sta portando avanti quel processo di radicamento sul territorio.

Contemporaneamente si sono svolte le primarie dei giovani cui hanno partecipato oltre 120.000 persone tra i 14 e i 29 anni con l’elezione di Fausto Raciti (che, a dati pressoché
definitivi ha avuto il 77% dei voti) primo segretario del movimento dei giovani del Pd.

Il segretario del Partito democratico Walter Veltroni ha inviato le sue congratulazioni e gli auguri di buon lavoro a Alberto Stramaccioni (eletto segretario provinciale del Pd di Perugia) e a Leopoldo Di Girolamo (segretario di Terni) come aveva fatto nei giorni scorsi con Stefano Draghi, eletto segretario cittadino di Milano.

Veltroni ha anche inviato i suoi affettuosi auguri a Roberto Morassut (nella foto a destra con il presidente del PD sammarinese alessandro Corbelli), nuovo segretario regionale del Lazio con il 74% dei suffragi, che era stato per sette anni nella giunta comunale romana guidata dal segretario del Partito democratico. foto on.morassut, corbelliUn augurio di buon lavoro anche a Fausto Raciti eletto con larghissimo margine nelle primarie dei giovani dove ha distanziato gli altri tre candidati. Ne da notizia l'ufficio stampa del Pd”.

mercoledì, 19 novembre 2008

notizie dal Pd italiano

"Il nuovo tempo della Storia"

410406 Elezioni americane e crisi finanziaria, sono questi i due temi su cui i partecipanti alla giornata di studi promossa dal PD si sono confrontati. “Il nuovo tempo della Storia”, questo il titolo dell’appuntamento, ha visto la partecipazione di alcuni dei più importanti intellettuali italiani. Da Tito Boeri a Marcello De Cecco, da Mario Monti a Federico Rampini. E ancora: Angelo Panebianco, Sergio Romano, Nadia Urbinati, Luigi Spaventa e Charles Kupchan.

Con il coordinamento di Ferruccio De Bortoli, i partecipanti si sono ritrovati a discutere del particolare momento storico che il mondo sta vivendo. Da una parte la crisi finanziaria ed economica, dall’altra l’elezione di Barack Obama. Due eventi di segno opposto ma che possono determinare l’inizio di una nuova stagione di importanti cambiamenti e forti aspettative.

La più ottimista, su questo punto è Nadia Urbinati. “Obama – dice – rappresenta una nuova coalizione che cambierà la politica americana”. Per l’economia, continua la docente di scienze politiche alla Columbia University di New York, il futuro presidente americano intende dare una nuova dimensione “all’incrocio tra globalizzazione e nazionalizzazione” attraverso alcune prime importanti azioni: una maggiore regolamentazione degli strumenti di controllo dei mercati e una particolare attenzione alla classe operaia.

Sul carattere innovatore del primo presidente afroamericano Angelo Panebianco è più cauto. Certo “Obama si è contrapposto all’establishment democratico”, ricorda il politologo campano, ma è presto per dire cosa sarà l’ex senatore dell’Illinois per il futuro del mondo e dell’America. Come è presto, sostiene ancora Panebianco, affermare che “l’egemonia USA sia ormai finita”.

Semmai, sostiene invece Sergio Romano, piuttosto di soffermarsi sul ridimensionamento dell’influenza mondiale degli Stati Uniti è meglio concentrarsi sul ruolo a cui l’Europa, in questo quadro di rapidi e violenti mutamenti, dovrebbe ambire. Per lo storico vicentino, infatti, l’Europa dovrebbe “correggere” gli errori o almeno “rendersi complementare” alle altre leadership mondiali.

Anche perché, come ha sottolineato Mario Monti, la globalizzazione sta vivendo una “grande crisi sistemica” che è solo il preludio ad una crisi ben peggiore. Per questo bisogna dotarsi di strumenti adatti ad affrontare le nuove sfide del futuro ed è per questo che la nuova leadership americana accentra su di sé tante aspettative. Aspettative che però, devono fare i conti con il passato. Tito Boeri ricorda infatti che non sembra esserci grandi cambiamenti nella coalizione costruita da Obama da quelle del passato. Inoltre, come ha fatto notare anche Federico Rampini, molti dei volti che andranno a formare il gabinetto di Obama provengono dalla stagione Clinton. Cioè, sottolinea ancora Rampini, quella stagione che ha in parte contribuito alla deregulation, che sarà perseguita con maggior ostinazione poi da Bush, e che ha indebolito fortemente il sistema del welfare.

Tuttavia, spiega Marcello De Cecco, sebbene nel team di Obama facciano capolino molti ex di Clinton, l’impostazione del presidente afroamericano fa pensare ad un vero cambiamento, al di là delle facce più o meno note. Gli ultimi discorsi di Obama, osserva l’economista, sono radicalmente “all’opposto” dell’atteggiamento sfoggiato da Bush in questi anni. Forse, affidarsi all’esperienza dei clintoniani non è necessariamente una nota dolente per il nuovo presidente perché, sottolinea con malizia De Cecco, se avranno successo sarà un bene per tutti, altrimenti Obama potrà cambiare linea con maggior fermezza e senza remore dopo che la prima squadra sarà “bruciata” dall’eventuale insuccesso nell’affrontare la grande crisi che sta mettendo in ginocchio la middle class americana.

In ogni caso Luigi Spaventa invita a “non avere illusioni” su Obama. Specialmente per quanto riguarda il suo approccio con le relazioni fuori dall’America. “Nei suoi discorsi – sottolinea Spaventa – non ha mai parlato di collaborazioni internazionali”, eppure Charles Kupchan, che alla giornata di studi del Partito Democratico, ha partecipato con un video, afferma come sia possibile per i governi mondiali una nuova luna di miele con l’amministrazione democratica, un nuovo “senso di reciprocità” che permetterà discussioni multilaterali in merito a problemi importanti. “Credo – conferma Kupchan - che la chiave sia il fatto che i canali della comunicazione sono stati ripristinati e che entrambi i lati si ascolteranno”.

G.R.

venerdì, 14 novembre 2008

VERSO UN FUTURO MIGLIORE

Unire società e politica.
San Marino Il Pianello e Palazzo PubblicoIn questo particolare grave momento di sfiducia della società nei confronti della politica, in cui le persone pensano che nulla potrà cambiare in meglio e che qualunque siano i partiti al governo tutto resterà uguale, come se si accettasse con triste rassegnazione di vivere il futuro senza alcuna speranza, la politica deve uscire da questo meccanismo per mostrare quanto al contrario ogni momento della giornata di un individuo possa essere un tempo emozionante fatto di grandi opportunità e di grandi rischi. Il tempo che scorre veloce ci obbliga a guardare lontano. Compito dei democratici riformisti è quello di mostrare altre vie, altre soluzioni, mostrare un futuro nuovo, far uscire la gente da questa rassegnazione al presente e rinuncia al futuro, instillati invece dalla destra, che ha contribuito al radicarsi di una società basata sul culto della competizione, confronto e consumismo. La nostra missione è quella d’indicare nuove vie, essere una nuova alternativa e rispondere a questa esigenza di futuro, esigenza che i giovani invece cominciano a sentire in maniera sempre più forte. Speranza e futuro è ciò che chiedono. Per questo la politica deve avere più coraggio e affrontare la grandi questioni del tempo, deve infondere speranza, deve combattere anche quelle paure generate dalla complessità delle società globali perché mai come ora la politica, sempre più spesso di fronte a questioni complesse e a domande inedite, può e deve essere lo strumento per fare sintesi e riuscire a dare risposte. La politica deve soprattutto “guidare e non trascinare”.Alessandro Corbelli 1 La politica deve saper leggere i tempi e interpretarli, deve comprendere i cambiamenti in atto, mutamenti sempre più accelerati a causa della globalizzione e delle nuove tecnologie che spingono sempre di più verso una società dove il tempo è la cosa più preziosa propria perché manca. Dunque la politica deve giocare d’anticipo, deve spingere il Paese verso nuovi modelli culturali e di sviluppo. Questa è la vera vocazione di un nuovo partito riformista. Il PD nella sua missione vuole contribuire alla costruzione di nuove idee e dare risposte nuove. Vuole evitare di cadere nel tranello dell’accettazione dei modelli esistenti cui proporre solo qualche correzione, e indicare invece modelli alternativi e strade diverse da percorrere. Il PD vuole impegnarsi a costruire una società fondata su nuovi valori, forti e positivi, che spingono a guadare lontano, a guardare oltre quel presente senza speranza da altri proposto. Il Partito democratico vuole essere il motore per una società diversa e migliore.



martedì, 11 novembre 2008

ELEZIONI POLITICHE SAN MARINO 2008

fotoHead4Una Repubblica vittima di antiche "logiche clientelari".

Anche con la nuova legge elettorale il voto dei sammarinesi conferma le antiche "logiche clientelari", cioè quelle del voto di scambio, del denaro, del posto di lavoro, del terreno edificabile, dell'appartenenza a fantomatici centri di potere.

Infatti, in entrambe le coalizioni vince la tradizione elettorale delle logiche clientelari. Di fronte a tale assoluta mancanza di ideali politici e di capacità di riscattare le proprie vite da chi le detiene da secoli, ormai per tradizione familiare, il Partito Democratico sammarinese attraverso la competenza e la credibilità del proprio presidente Alessandro Corbelli, rilancia in maniera ancora più forte e decisa il progetto di unificazione delle forze politiche riformiste, progressiste e democratiche presenti nel nostro Stato.

In tal senso,  indirizziamo l'appello alla mobilitazione e partecipazione politica principalmente ai giovani ed alle donne che anche questa volta e con la nuova legge elettorale, sono strate prese in giro dai boss della "politica" sammarinese.

Tutti insieme per garantire un futuro migliore al nostro amato Paese.


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